Dalle discariche con il buco alle fabbriche malate in Veneto 580 siti inquinati

Problemi di inquinamento dell’aria, siti contaminati, discariche problematiche, consumo del suolo ed inquinamento delle aree marine e costiere: il Correre del Veneto, unendo dati provenienti da diverse fonti, ha costruito un articolo in cui fa il punto delle criticità ambientali che incombono nel territorio regionale e di cui preponiamo una breve sintesi.
Aria l’Arpav segnala lo sforamento del valore limite di Pm10 cioè 50 microgrammi per metro cubo d’aria per più dei 35 giorni consecutivi l’anno consentiti dalla legge in sei capoluoghi su sette, Padova è la terza città d’Italia per la peggiore qualità dell’aria, Venezia la sesta, Vicenza la settima). Ma in tutti e sette i capoluoghi la situazione è peggiorata rispetto allo stesso periodo del 2016, quando il limite giornaliero non era stato superato per oltre i 35 giorni canonici in nessuna delle centraline Arpav.
Siti contaminati: 580 sono i siti contaminati o potenzialmente contaminati (in cui anche solo uno dei valori risulti superiore alla soglia di legge) censiti dall’Arpav e trasmessa al ministero dell’Ambiente. All’elenco va aggiunto il sito di interesse nazionale di Porto Marghera ( 16.868.922 metri quadri, lo 0,1% della superficie regionale. Circa 3.765.978 metri quadrati, il 23% del totale, sono stati bonificati. Per i restanti l’iter è reso arduo dalla carenza di fondi e dalla difficoltà, per le aree private, di trovare il responsabile dell’inquinamento, cui attribuire i costi di bonifica.
La provincia gravata dal maggior numero di siti contaminati, cioè 142, è Padova, seguita da Venezia (117) e Vicenza (98). La provincia che ne conta meno è Belluno: 19.
Un paragrafo è dedicato alle inchieste sulle ex discariche: viene sintetizzata la storia di Campodarsego, chiusa nel luglio 2012 dopo 35 anni di attività e di proprietà della ditta Rossato Fortunato di Pianiga. La ex Plychimica srl di Adria, la ex discarica di Busta, a Montebelluna, Ca’ Filissine, a Pescantina (Verona), l’ex C&C di Pernumia (Padova), l’ex discarica Tiretta.
La cronaca nera dell inquinamento del Veneto passa anche attraverso migliaia di metri cubi di resti di fonderia non trattati sepolti sotto la Valdastico Sud, 34.157 tonnellate di scarti industriali sotto la Transpolesana, 4mila tonnellate di rifiuti tossici giacciono nel parcheggio P5 dell’aeroporto Marco Polo di Venezia. Di recente cronaca sono i Pfas, le sostanze perfluoro alchiliche che dal 1997 al 2013 hanno avvelenato la falda di 21 Comuni tra Vicenza, Verona e Padova, è in corso lo screening sanitario sui residenti tra 14 e 65 anni, sui lavoratori della Miteni, l’azienda di Trissino accusata degli sversamenti, e sugli alimenti.
La cementificazione: Il Veneto soffre anche del problema della cementificazione selvaggia, che non solo ha reso il territorio «impermeabile» alla pioggia e quindi a perenne rischio alluvioni e frane, ma si è pure mangiato 61 dei 170 chilometri di costa compresa tra Bibione a Porto Tolle. Dopo la Lombardia, il veneto è la regione con la maggiore percentuale di terreno perso: oltre il 10%. Non sta meglio il mare: uno studio condotto da nove istituti di ricerca rivela che i residui di plastica sono presenti nel 91% dei 70mila campioni di sabbia analizzati su oltre 18 chilometri di coste. Sui nostri bagnasciuga la gente abbandona imballaggi, contenitori per alimenti, sacchetti, pezzi di vetri, mozziconi di sigaretta ma soprattutto cotton fioc. Venezia è la città che preoccupa maggiormente gli studiosi, perché tra i siti più inquinati sia in superficie che sui fondali, dove sono stati trovati mille oggetti per chilometro quadrato.

Fonte: Corriere del Veneto  articolo completo al seguente link

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