Israele, così le tecnologie salveranno l’acqua. E combatteranno il terrorismo

Si è svolto dal  12 al 14 settembre  il Watec Israel 2017 un Symposium internazionale che ha messo a  confronto di ingegneri, matematici ed esperti  dei settori legati alla gestione delle risorse idriche, ma anche ex militari che si occupano della difesa dei sistemi da parte di possibili cyberattacchi.

Secondo le ultime statistiche, a livello globale, la percentuale media di utilizzo di acqua potabile per agricoltura e motivi industriali è pari ad oltre il 25%. Troppo, secondo gli esperti. Anche perché, stando a un recente studio dell’Oms (l’Organizzazione Mondiale della Sanità) sarebbero oltre settecento milioni le persone che non hanno accesso a fonti di acqua potabile, e di questi oltre la metà vive in Africa. Diversi i settori di innovazione di cui si è discusso al Watec. Sono stati presentati sistemi per la captazione in modo innovativo dell’acqua  (come  ad esempio una specie di condizionatore progettato dalla Watergen: quello da casa, il più piccolo, riesce a trasformare l’umidità in trenta litri di acqua potabile al giorno) . Sistemi della gestione delle condutture, tema molto importante per le aziende. Lo spreco di acqua potabile è spesso causato da falle nella rete molto difficili da individuare. Così stanno nascendo sistemi sempre più articolati di rilevazione delle perdite, basati sul lavoro di satelliti in grado di scoprire dove si trova il “buco”. Sistemi intelligenti per massimizzare il risparmio idrico in agricoltura.
Uno dei temi importanti affrontati al Watec Israel 2017 è la sua difesa dei sistemi idrici da attacchi terroristici. «Contro le infrastrutture dell’acqua si possono mettere in pratica molte cose», spiega Yair Choen, ex comandante dell’Unità 8200, la NSA israeliana. Dietro acquedotti, sorgenti e impianti di trattamento, stanno infatti spuntando sistemi di analisi e di difesa computerizzati in grado di rispondere ad eventuali intrusioni. Grazie a sofisticati algoritmi che leggono la composizione dell’acqua, qualsiasi variazione rispetto alla struttura standard (segno di un possibile attacco in corso) viene rilevata in tempo reale e trasmessa ad un computer che fa scattare immediatamente l’allarme. Grazie a sistemi di sensori posti sui fiumi, uno degli esperimenti è sul Giordano, gli esperti ottengono informazioni sulla qualità e la velocità delle acque e, in caso di anomalie, fanno scattare la segnalazione alla struttura del governo che si occupa della sicurezza.
Fonte: ilmessaggero.it   –   Articolo completo al seguente link 

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