Recepimento della Direttiva Europea sui RAEE: la Commissione Europea evidenzia le lacune italiane

La Commissione ha lanciato, alla fine dello scorso anno, una serie di “compliance promotion exercises” sul tema della gestione dei rifiuti. Obiettivi di queste indagini, da un lato identificare le esperienze positive e dall’altro evidenziare le situazioni critiche per supportare i Paesi meno “virtuosi” nell’implementazione di quanto previsto dalle normative.
Per quanto riguarda i RAEE, la DG Environment ha affidato a due società di consulenza ambientale (BiPRO e BIO by Deloitte) un progetto che doveva analizzare la filiera dal settore della comunicazione (diffusione alle utenze delle conoscenze sul riciclo RAEE), sul riecepimento normativa/ risultati raggiunti, organizzazione della filiera.
Lo studio come evidenzia l’articolo di sintesi a cura di Ecodom ha evidenziato le seguenti critcità per quanto riguarda il nostro paese:

  • i target di raccolta non sono stati raggiunti;
  • non ci sono dati sulla preparazione per il riutilizzo dei RAEE;
  • non c’è una fotografia ufficiale della potenzialità di trattamento degli impianti esistenti in Italia;
  • non sono stati effettuati controlli sulla filiera dei RAEE nel periodo 2013 – 2015;
  • non esiste un tavolo di confronto permanente tra il Ministero dell’Ambiente e gli attori del Sistema RAEE italiano;
  • non sono state effettuate campagne di comunicazione/educazione dei cittadini e dei consumatori (ad eccezione di quelle previste dall’Accordo di Programma tra il Centro di Coordinamento RAEE, le Associazioni dei Produttori di AEE, le Associazioni delle aziende di igiene urbana e ANCI);
  • il Decreto sull’eco-design è stato pubblicato solo pochi mesi fa, e prevede un iter burocratico sproporzionato rispetto ai benefici;
  • il Decreto sulla qualità del trattamento, previsto dal D.Lgs. 49 del 2014, non è ancora stato emanato.

L’articolo completo nel sito di Ecodom link – Fonte: Ecodom

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