“Egg City”, l’installazione di Giancarlo Scagnolari, in mostra a Tamo fino al 25 novembre

Comunicato Stampa di RavennAntica e Labelab.

“Egg City”, l’installazione di Giancarlo Scagnolari,

in mostra a Tamo fino al 25 novembre

 

In occasione della manifestazione “Fare i conti con l’ambiente 2012”, conclusasi con successo in questi giorni, l’artista Giancarlo Scagnolari ha realizzato per la Labelab l’installazione “Egg City”, attualmente ospitata a Tamo.

L’opera, un uovo realizzato in cartapesta del peso di 1 chilogrammo, alto 2 metri e del diametro di 1,68 metri, è stata collocata nella zona del soppalco, denominata “Panorama”, ed è appesa al soffitto con bava di nylon opaca, quindi invisibile, in modo tale da ricreare l’idea di galleggiamento.

Il pubblico potrà ammirare questa originale e suggestiva installazione fino a domenica 25 novembre.

 

La figura dell’Uovo, nel pensiero tradizionale, rimanda a una catena di simboli, dal «cuore» alla «caverna», alla «montagna» ma esprime, soprattutto, «un’espansione che si compie in tutte le direzioni a partire dal suo punto d’inizio» (René Guenon, Simboli della Scienza sacra).

Non rappresenta un mondo completamente manifestato, compiuto, ma un mondo in potenza, in divenire. In ciò, la figura ovale è più dinamica rispetto alla sfera, come l’ellisse lo è nei confronti del cerchio. È figura “barocca”, non “rinascimentale”, perché contiene due fuochi anziché uno. O meglio, il suo punto d’inizio si moltiplica, espandendosi in tutte le direzioni.

La figura dell’uovo rimanda anche a quella della «pigna», simbolo anch’esso di «nascita», di «principio», di «fecondità». E proprio la pigna, con le sue «brattee» che custodiscono e proteggono i semi, diviene una struttura architettonica, una sorta di spirale “barocca”. L’uovo, così come la pigna, appartiene di diritto anche alla Geometria. Si può inscrivere, infatti, in un poligono isoscele. Dunque, Natura e Geometria convivono in esso.

Da questi riferimenti simbolici è nata l’opera Egg City. Dell’uovo ha la forma e il simbolismo espansivo; della pigna riprende la struttura delle brattee, inclinandole verso l’interno, determinando un accentuato spazio tridimensionale.

A tutto ciò si aggiunge, evidente, un voluto riferimento al Palazzo della Cultura all’EUR di Ernesto La Padula, il Colosseo “quadrato”. Proprio come un anfiteatro, infatti, il cubo dell’EUR è traforato sui quattro lati da una serie di archi che permettono di vedere l’interno (o, viceversa, lasciano che l’interno si espanda all’esterno).

A questo riguardo, la suddivisione in sei ordini della struttura dell’opera ha prodotto, casualmente, 54 finestre ad arco (anch’esse inscrivibili in un trapezio isoscele, nell’ottica di una ricerca di rigore geometrico che presiede a tutto il lavoro). Per una curiosa coincidenza, è lo stesso numero di archi che si aprono su ognuna delle 4 facciate del Palazzo della Civiltà. Il caso vuole che siano 54 anche le città dell’Utopia di Tommaso Moro. L’EUR, infatti, doveva essere una sorta di quartiere ideale, modello, con una dimensione utopica propria a tutte le Esposizioni Universali.

L’uovo/pigna è una struttura architettura che ambisce a questa dimensione dell’Utopia. È un diaframma architettonico che permette all’interno di espandersi all’esterno e a quest’ultimo di penetrarvi. Ma l’opera rimanda anche alle tavole disegnate da Leonardo per il trattato di Luca Pacioli, il De divina proportione. A quell’età di sperimentazione, alla ricerca di regole geometriche sottese alla natura, che ha accompagnato la storia dell’Occidente – se anche Le Corbusier, all’inizio del Novecento, scriveva: « L’architettura è il gioco sapiente, rigoroso e magnifico dei volumi assemblati nella luce. I nostri occhi sono fatti per vedere le forme nella luce: le ombre e le luci rivelano le forme; i cubi, i cono, le sfere, i cilindri o le piramidi sono le grandi forme primarie che la luce esalta; l’immagine ci appare netta e tangibile, senza ambiguità. È per questo che sono belle forme, le più belle forme » – l’opera vuole rendere omaggio.

Senza porre un punto finale, ma con libertà di espansione.

Ravenna, 5 ottobre 2012

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