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Conflitti urbani e partecipazione civica: come decidere con il consenso

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comieco

Più deleghe agli esperti ma anche più informazioni ai cittadini: questo è in estrema sintesi ciò che gli italiani pensano sia il percorso ideale per la risoluzione dei sempre più diffusi conflitti presenti nel nostro paese in materia ambientale. E’ il più interessante risultato della prima indagine nazionale sul tema della partecipazione civica e del consenso, promossa da Comieco, Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica, in collaborazione con il Dipartimento di Studi Sociali e Politici dell’Università di Scienze Politiche di Milano.

La ricerca effettuata da IPSOS, coinvolgendo un campione di 2.000 individui rappresentativo degli adulti italiani, ha evidenziato come vi sia diffusa coscienza nel nostro paese della necessità che la decisione per risolvere i conflitti venga presa in ultima istanza dagli esperti dei rispettivi settori.

Le risposte degli intervistati riproducono innanzi tutto l’immagine di una cesura tra autorità pubblica da un lato, ed economia e società dall’altro. Decide la politica; gli interessi sociali, per quanto si possano impegnare, sono visti come relativamente marginali.”
I dati sottolineano poi l’emergere di ‘nuovi’ soggetti titolati a compattare e trasferire la domanda politica in materia ambientale:
comunità locali e associazioni per la difesa di ‘interessi pubblici’ (consumatori e ambientalisti), in potenziale competizione con i partiti. Sono loro che più si mobilitano nonostante una presunta impermeabilità delle arene istituzionali, e che per gli intervistati
dovrebbero pesare di più.
La domanda implicita che emerge dai dati è di una maggiore inclusione di questi interessi – da una migliore informazione pubblica sui problemi ambientali nell’agenda di governo ad un coinvolgimento più intenso nel disegno della decisione, fino al riconoscimento di un diritto di veto (il ‘diritto all’ultima parola’) alle comunità locali.

Utilizzando alcune delle domande poste nell’indagine è stato varato un “indice di partecipazione civica”, teso a verificare nel corso degli anni, dopo questa prima puntata dell’Osservatorio sulla partecipazione civica, quanto sia in aumento o in calo questo processo di delega delle decisioni in materia ambientale. Attualmente, l’indice si posiziona a livello di 43 punti, su una scala che va da un minimo di 0 ad un massimo di 100.

A partire dalla stessa base, è stata infine creata una tipologia degli italiani in riferimento ai soggetti che debbono prendere le decisioni finali sui temi ambientali. Le figure emerse sono state così sintetizzate:
a) i “bonapartisti” (il 27% della popolazione), i quali vorrebbero che tutte le decisioni vengano prese da un ristretto gruppo di esperti;
b) i “razionalisti” (pari al 33%), che individuano caso per caso quali decisioni debbano venir prese “dall’alto” e quali invece “dal basso”;
c) i “populisti” (il restante 40%) i quali vorrebbero invece che fossero i cittadini a scegliere, in tutti o quasi gli ambiti di riferimento. Sono loro che utilizzano il web quale fonte di informazione ma anche strumento di democrazia realmente partecipata.

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