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Ecomafie, il business che non conosce crisi

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20 miliardi di euro per 258 clan, quasi 26.000 reati su base annua.

Legambiente ha presentato il Dossier 2009 sull’Italia, nel quale si documentano 25.776 reati ambientali, pari a 71 al giorno. Ma emerge anche un dato incoraggiante: è aumentata in Italia la capacità di contrasto delle forze dell’ordine contro questo genere di illeciti, con gli arresti che salgono del 13,3% e i sequestri del 6,6%.

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in occasione della presentazione del ”Rapporto Ecomafia” per il 2009 e della seconda edizione della campagna itinerante per le Regioni d’Italia intitolata ”No Ecomafia Tour”, ha inviato al Presidente Nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, un messaggio di vivo apprezzamento per l’iniziativa: ”Il Rapporto rappresenta un prezioso strumento di approfondimento dei fenomeni della criminalita’ ambientale, evidenziando la capacita’ di penetrazione delle organizzazioni delinquenziali nei settori cruciali dell’economia collegati all’ambiente, con modalita’ sempre più articolate e subdole, nonchè fornendo un’ampia e dettagliata conoscenza dei costi di tale illegalità. Constato con soddisfazione che il quadro dei risultati delle attivita’ di prevenzione e repressione evidenzia un crescente coinvolgimento di tutti i soggetti istituzionali impegnati nella tutela delle risorse ambientali, nonche’ la valenza di nuove e piu’ incisive strategie di indagine e di intervento che consentono di rilevare la presenza nel sottosuolo delle immissioni dei diversi elementi inquinanti”.

Il 2008 è stato ancora un anno d’oro per l’ecomafia: il fatturato è cresciuto a oltre 20,5 miliardi: il 7,3% in più rispetto all’anno precedente. Questa cifra si ottiene sommando agli 11,885 miliardi del mercato illegale, gli 8,632 che derivano dagli investimenti a rischio. Visto che il giro d’affari delle mafie può essere stimato intorno ai 100 miliardi, un quinto è dunque frutto dell’attività degli eco-criminali.

L’aumento del fatturato dell’”ecomafia spa” è in gran parte dovuto alle entrate del traffico illecito dei rifiuti speciali, che nel 2008 ha sfiorato i 7 miliardi contro i 4,5 dell’anno precedente. Ancora una volta in testa la Campania dove il fenomeno non accenna a diminuire. Preoccupa la performance del Lazio dove la provincia di Viterbo rischia di diventare una nuova enorme pattumiera a cielo aperto con traffici illeciti che giungono da ogni parte d’Italia.

E cresce la montagna dei rifiuti speciali spariti nel nulla: erano 25 milioni nel 2005, sono diventati 31 milioni nel 2006, vale a dire una “montagna” alta circa 3.100 metri, più o meno come l’Etna (i dati si fermano al 2006 perché il sistema di calcolo adottato da Legambiente è diverso da quello legato ai reati).

Info QUI

Immagine da www.nmm.ac.uk

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