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E’ la fine dei sacchetti dei plastica?

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sacchetto

All’interno della Finanziaria 2007 (comma 1130) si prevedeva di “giungere al definitivo divieto, a decorrere dal 1° gennaio 2010, della commercializzazione di sacchi non biodegradabili per l’asporto delle merci”, rispettando la scadenza suggerita dalla direttiva comunitaria EN 13432.

I decreti attuativi che avrebbero dovuto definire queste misure però non sono mai stati emanati.

Dunque non esiste un obbligo di legge che oggi imponga questa divieto, ma rimane una scelta volontaria delle catene commerciali che hanno l’opportunità di scegliere supporti più sostenibili quali ad esempio gli shopper in carta.

Non è un caso che in Europa solo Francia e Gran Bretagna abbiano annunciato (ma non ancora attuato) lo stop alla spesa plasticata, e solo pochi altri paesi abbiano optato per il disincentivo economico che pure sembra efficace (anche in Italia fu imposta una sovrattassa di cento lire nel 1989: ma fu abolita silenziosamente cinque anni dopo, benché avesse ridotto il consumo del 34%).

Dunque, salvo ripensamenti, non succederà nulla. Almeno, non per obbligo. La scelta di ammazzare il sacchetto di plastica per il momento è lasciata alla coscienza ecologica e alle valutazioni di convenienza delle singole catene commerciali. Sarà omicidio privato, non sentenza capitale dello Stato. Qualche catena ha deciso. Qualcuna ci sta pensando. Altre temporeggiano.

I francesi di Auchan sono stati i primi a saltare l’ostacolo: dopo l’esperimento di Antegnate, Bergamo, dal 22 marzo primo market shopper-free in Italia, a partire da luglio tutti i cinquanta negozi del loro circuito italiano offriranno ai clienti la scelta fra il sacchetto in mater-bi (la pellicola biodegradabile che si ricava dal mais, dall’olio di girasole, dalla patata o dagli scarti di pomodoro) a 10 centesimi, quello di carta a 18, o i contenitori riutilizzabili di plastica o cartone a 99. Un rischio per loro che gli shopper, unici sul mercato, finora li hanno addirittura regalati, non solo: li facevano perfino imbustare dalle cassiere.

Venderà cara la pelle, lo shopper, scrive MICHELE SMARGIASSI su Repubblica (5 maggio 2009)…… Ma alla fine dovrà cedere. Che muoia di inerzia per progressivo abbandono da parte dei consumatori coscienti, o ammazzato d’autorità con qualche decreto (magari locale: il sindaco di Ercolano, senza aspettare il governo, ha annunciato un mese fa il divieto di shopper nel suo territorio) è solo questione di tempo. Le pattumiere potremo foderarle coi sacchetti di mais e patate. Per poi riempirle di plastica, plastica, e ancora plastica. Perché anche questo bisognerà pur dirlo: che se le sportine prodotte ogni anno in Italia pesano 260 mila tonnellate, tutto il resto del packaging di plastica pesa 16 milioni di tonnellate. Vuol dire che nella spesa che portiamo a casa dal supermercato (e quindi nella discarica e nell’inceneritore), la plastica del sacchetto conta 60 volte meno di quella delle vaschette, dei flaconi, dei barattolini. E questi, chi li mette al bando?

Maggiori info QUI

Fonte Repubblica.it

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