L’online sarà veramente il futuro dell’usato? Forse non nel modo in cui ci si potrebbe aspettare. I dati raccolti da BVA Doxa ed emersi nella Second Hand Economy 2020 vanno interpretati con attenzione.  – di Eleonora Truzzi

mercato dell’usato non è un mercato di serie B, non lo è più da diversi anni e il comportamento che gli italiani hanno tenuto nel corso del 2020 ce lo dimostra. La popolazione in passato si è avvicinata al second hand per risparmiare e per guadagnare, ma ora non è più così, non solo. Il settore si sta espandendo repentinamente, anno dopo anno, e la motivazione di acquirenti e venditori di usato è mutata con esso.

Oggi non si compra o acquista oggetti di seconda mano solamente per convenienza, lo si fa anche perché è un gesto sostenibile e un dovere morale per garantire a sé, alla propria famiglia e al mondo intero un futuro il cui destino dipende solamente dai nostri gesti quotidiani. Gli italiani lo sanno molto bene, sanno che le loro decisioni hanno un peso. La nuova indagine condotta da BVA Doxa per Subito nel marzo 2021 ha restituito dati confortanti a riguardo, come si può leggere nell’Osservatorio Second Hand Economy 2020.

L’indagine ha anche delineato un nuovo trend, quello dell’acquisto di usato online, che secondo i dati raccolti sembrerebbe rappresentare il futuro del settore, nonché la forza trainante dell’economia del second hand. È davvero così? Per saperlo è necessario analizzare i dati reali su cui è stata condotta l’indagine e i metodi utilizzati per raccoglierli.

Cosa salta all’occhio nel settore del second hand

I dati raccolti da BVA Doxa ed emersi nella Second Hand Economy 2020 fanno ben sperare la nostra società. Rispetto ai 21 milioni dell’anno precedente, nel 2020 sono stati 23 milioni gli italiani che hanno venduto e comprato usato, di cui il 70% l’ha fatto più di due volte nel corso dell’anno. Il mercato ha raggiunto il valore di 23 miliardi di euro, corrispondente all’1,4% del PIL nazionale.

L’emergenza sanitaria che ha colpito la popolazione mondiale nel corso del 2020 ha contribuito ad accrescere la sensibilità di ciascun individuo verso la tematica ambientale. Secondo il Second Hand Economy 2020, comprare e vendere usato è il terzo comportamento più sostenibile (54%), dopo la raccolta differenziata che si trova all’apice (91%) e la propensione per le lampadine a LED (62%). Tra gli italiani coinvolti spiccano delle categorie particolari come:

  • Laureati: 66%
  • GenZ: 65%
  • Famiglie con bambini piccoli: 63%

Quali sono i principali dati emersi dall’Osservatorio Second Hand Economy 2020?

  • Il settore che ha generato maggior valore è quello dei veicoli, pari a 10,8 miliardi di euro, seguito da casa e persona, elettronica, sport e hobby;
  • Sul versante online, il settore casa e persona è quello in cui si è comprato e venduto maggiormente;
  • Tra gli acquisti online spiccano libri e riviste, mentre tra le vendite domina la categoria arredamento e casalinghi;
  • Fra le 3 regioni italiane più attive troviamo il Lazio (2,6 mld € di valore generato), Campania (2,4 mld €) e la Lombardia (2,3 mld €).

Second Hand Economy 2020 tra nuovi valori e risposte di consumo

A destare l’attenzione generale non sono tanto i dati sui settori o sulle categorie, quanto le motivazioni e i valori che spingono sempre più italiani a comprare e vendere oggetti di seconda mano.

Secondo quanto emerge dall’Osservatorio Second Hand Economy 2020, le motivazioni per cui si sceglie l’usato sono:

  • 50% per dare valore alle cose (con un incremento del 13% rispetto al 2019);
  • 48% perché è una scelta sostenibile;
  • 42% perché è una scelta intelligente e attuale.

Analizzando queste informazioni notiamo che la popolazione è ancora interessata a vendere usato perché desidera liberarsi del superfluo (73%) e ad acquistarlo perché vuole risparmiare (50%), tuttavia la tendenza si sta evolvendo dato che il 39% degli intervistati ha dichiarato che vende oggetti che non utilizza più per evitare sprechi, così come il 47% acquista per lo stesso motivo.

L’economia dell’usato è sì un modo per dare valore alle cose, ma risponde anche all’esigenza sempre più impellente della popolazione di voler fare la “cosa giusta”, ossia integrare nella propria vita delle abitudini sostenibili. Gli individui stanno rivedendo priorità e soluzioni, soprattutto tra i più giovani.

A testimonianza del fatto che il periodo pandemico ha costituito un punto di svolta, si nota dal fatto che il second hand rappresenta la risposta ai cambiamenti nello stile di vita di bambini, ragazzi e adulti nel corso del 2020. Infatti, il 13% vende per adattare gli spazi di casa a DAD o smart working, svolgendosi sia lo studio che il lavoro molto più da remoto rispetto all’anno precedente, una vera novità per l’Italia. Inoltre, il 12% vende per rispondere a nuove esigenze e passioni e un 11% perché deve far fronte a una situazione economica familiare peggiore. Sul fronte degli acquisti, il 13% sceglie il second hand per adattare la casa a nuove priorità ed esigenze.

L’Online è il futuro? Può essere, ma in che modo?

Veniamo ora al dato più sensazionalistico e anche più controverso di tutta l’indagine. Secondo le ricerche di BVA Doxa pare che il ruolo dell’online si sia fatto sentire ancor di più rispetto all’anno precedente. Se nel 2019 la compravendita online di usato ha rappresentato il 45% del totale delle transazioni del settore, per un valore generato pari a 10,5 miliardi di euro, nel 2020 ha guadagnato un punto raggiungendo il 46% e generando un valore di 10,8 miliardi di euro secondo i dati raccolti da Subito. Tale dato è associato da Doxa a un altro dato, ossia la presunta tendenza di contrazione del numero di acquisti e di vendite “offline”, al quale però non viene integrato il dato sul valore di questi acquisti e vendite. Qui lo studio di Doxa mostra tutti i suoi limiti, perché fondato su duemila interviste telefoniche basate su questionari effettuati ai consumatori. Tuttavia, le interviste in questione non sono utili per capire quale sia realmente la dimensione economica dei fenomeni. Si parla sì di crescita, ma sulla base di indicatori non realmente dimostrativi di un dato economico. Dagli elementi raccolti emerge solamente una propensione, una tendenza di comportamento associata alle dichiarazioni rilasciate dai consumatori e non su registri puntuali. Ci troviamo quindi di fronte a una metodologia interessante per analizzare la mentalità di consumo ma non del tutto appropriata per uno studio economico.

L’online sarà veramente il futuro dell’usato? Occorre studiare dati effettivi prima di poterlo affermare. Analizzando i bilanci e le performance di vendita di un campione rappresentativo di 63 negozi dell’usato in conto terzi distribuiti nell’intero territorio italiano, risulta un dato in netta controtendenza rispetto a quanto dichiarato dall’indagine condotta per Subito. Questi dati sono stati comparati non con le proiezioni Doxa basate sulle interviste ai consumatori ma con le analisi di mercato riportate da Subito nei propri bilanci e disponibili fino all’anno 2019. Da questo lavoro, assumendo come medesimo arco temporale il periodo tra il 2015 e il 2019 è emerso un incremento economico del 15,30% per le imprese di usato online e del 14,80% per le imprese fisiche di usato in conto terzi (dato che potrebbe incrementare se si tenesse conto di un moderato trend di aumento del numero di microimprese). Ciò dimostra che entrambi i settori hanno vissuto una crescita essenzialmente uguale, e forse l’agganciamento dei due trend è spiegabile anche dalla sostanziale integrazione delle due economie, di fatti è sempre maggiore il numero di operatori dell’usato che utilizzano le piattaforme di annuncistica per raggiungere meglio il loro mercato. ll vero distinguo tra online e offline emerge tuttavia dal lato della solidità dei modelli di business.

second-hand-economy-2020-doxa
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Innanzitutto, una lettura completa del fenomeno non può prescindere da un’analisi dimensionale delle imprese di riferimento e dei loro fatturati. Nel 2019, ultimo anno con dati puntuali disponibili, l’online ha prodotto per le sue imprese di riferimento un fatturato di soli 230 milioni di euro nonostante un volume di scambi tra privati quantificabile in miliardi di euro. Diversamente, le imprese in conto terzi, a fronte di un’economia globale che sfiora il miliardo, hanno realizzato un fatturato di oltre 434 milioni di euro. Ma il dato veramente essenziale, per valutare scenari e tendenze future, è quello della sostenibilità economica dei modelli di business messi in campo: mentre i bilanci delle imprese online mostrano perdite economiche costanti e forse strutturali che sono colmate ogni anno da cospicue iniezioni di liquidità, le microimprese dell’usato conto terzi procedono esclusivamente in base alle loro forze e poggiandosi su sani punti di equilibrio economici. Il futuro del second hand quindi, con ogni probabilità includerà più strumenti online, ma come supporto integrativo alle solide piattaforme fisiche che, fino a oggi, sono le uniche ad aver mostrato solidità di funzionamento e reale prospettiva di crescita.

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Fonte: Leotron