A cura di Alessandro Giuliani

L’origine di ogni merce usata è la casa di un consumatore. E la destinazione presa dalle singole merci, come abbiamo spiegato nel nostro articolo “Alfaomega: il riuso vive in una sola testa”, dipende da un complesso equilibro di motivazioni funzionali e non funzionali che varia da individuo a individuo e i cui principali elementi sono “legge del minor sforzo”, il costo opportunità, il costo monetario, il costo di transazione, l’incentivo economico, la fiducia e l’appagamento morale.

Ma in estrema sintesi, e osservando come si sviluppa concretamente la cessione delle merci, possiamo affermare che l’usato viaggia su due binari principali: 

  • Un binario non selettivo, dove la merce viene ceduta in blocco a uno sgomberatore privato di locali o a uno dei sistemi di intercettazione dei rifiuti urbani (un centro di raccolta comunale, un ritiro domiciliare di rifiuti ingombranti, un contenitore stradale di abiti usati). Il binario non selettivo fonda la sua capacità di attrazione su comodità e velocità di risoluzione del “problema”; una volta scelta l’opzione non selettiva, per liberarsi di ciò che non serve più non sono necessarie altre operazioni. I punti di intercettazione sono generalmente distribuiti in base alla densità residenziale, e in alcuni casi sono agganciati a specifiche filiere di riutilizzo: ad esempio lo sgomberatore può anche essere un rigattiere, oppure nel centro di raccolta comunale può esserci un centro di riuso che fa un po’ di cherry picking per poi regalare o rivendere l’usato; i contenitori stradali per gli abiti usati, dal canto loro, si sostengono economicamente grazie all’esistenza di articolate filiere internazionali dove ogni pezzo prende la destinazione commercialmente più conveniente in seguito a complesse attività di selezione che avvengono in impianti autorizzati al trattamento dei rifiuti;
  • Un binario selettivo, che oltre alle merci più pregiate (che però hanno una dinamica a sé) tende ad assorbire tutti quei beni di seconda mano adatti a essere rivenduti sulla piazza locale a una platea di consumatori in cerca di qualità medie e medio-alte. Il binario selettivo fonda la sua capacità di attrazione non sulla comodità, dato che buona parte degli oggetti usato rimangono in carico di chi se ne vuole liberare, ma soprattutto sull’esistenza di un ritorno economico concreto e quasi immediato. Il consumatore che si rivolge ai negozi dell’usato conto terzi, in qualità di “cliente venditore”, ha infatti diritto a circa il 50% del prezzo al quale il suo oggetto di seconda mano viene venduto. Il consumatore che fa uso diretto di piattaforme online, invece, paga meno provvigioni (e a volte proprio nulla), ma a fronte di qualche difficoltà in più nel raggiungere il prezzo migliore al compratore.

Preso atto dell’esistenza di questi due macro-binari, in base a quale dinamica di mercato si affermeranno le innovazioni sul riutilizzo introdotte dalle politiche dell’economia circolare? Tali innovazioni possono, anch’esse, essere divise in due gruppi:

  • Impianti di Preparazione per il Riutilizzo e Centri di Riuso, entrambi afferenti al flusso di rifiuti urbani intercettato presso i centri di raccolta comunali e/o dei ritiri domiciliari di rifiuti ingombranti;
  • Le formule di reverse logistic o take back messe in campo dai produttori e distributori del nuovo in virtù dei nuovi regimi di responsabilità estesa del produttore (vigenti o prossimi venturi). Si tratta sostanzialmente di una forma di rottamazione, dove a fronte della consegna del bene usato nel punto vendita retail si applica una qualche scontistica sui nuovi acquisti; in alcuni casi, come quello di IKEA, il distributore utilizza questo “flusso di ritorno” per proporre offerte di seconda mano dei prodotti del proprio branda.

Non è necessario molto ragionamento per intendere che il primo gruppo, quello degli impianti di preparazione per il riutilizzo e dei centri di riuso, entra a pieno titolo nel primo dei macro-binari di cui abbiamo parlato: quello non selettivo. L’evidente problema della coesistenza logistica di due soluzioni per il medesimo flusso, è che il cherry picking dei centri di riuso andrà a sottrarre direttamente agli impianti di preparazione per il riutilizzo le qualità di cui essi hanno bisogno per sostenersi economicamente e puntare al massimo recupero (su questo argomento lo scorso luglio ho pubblicato un articolo dedicato: “L’EPR, i centri di riuso e la guerra per la crema”).

Altrettanto ovviamente il secondo gruppo, quello della reverse logistic, appartiene alla dimensione del selettivo e pertanto i suoi metodi per attrarre la merce usata entreranno in diretta concorrenza con le attività che già lavorano in modo selettivo. Il confronto più diretto sarà con i negozi dell’usato conto terzi dato che essi basano il loro approvvigionamento su comportamenti logistici e driver motivazionali che sono estremamente simili a quelli sui quali puntano le nuove reverse logistic. Logisticamente, infatti, gran parte del flusso deriva dalla visita che un consumatore decide di fare in un negozio che non si trova sotto casa sua ma in una zona commerciale o su uno snodo stradale, e la motivazione di tale visita è prevalentemente di tipo economico. Negozi dell’usato conto terzi e retail del nuovo entreranno quindi in una diretta competizione dove, in tutta evidenza, sui grandi numeri vincerà chi è in grado di offrire di più al consumatore. E, fino a prova contraria a offrire il vantaggio più evidente e sostanzioso, con le loro offerte in cash, continuano a essere i negozi conto terzi.

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Fonte: Leotron – Visita il loro sito qui