Efficienza energetica in edilizia: la Commissione Ue chiede all’Italia di uniformarsi alle norme Ue

Nell’ambito dei procedimenti di infrazione del mese di Aprile la Commissione Europea ha ripreso, con parere motivato l’Italia per non essersi uniformata alla normativa dell’Unione. La Commissione Europea ha chiesto all’Italia, ai Paesi Bassi e alla Polonia di intervenire affinché la direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia sia integralmente recepita nell’ordinamento nazionale. In forza di questa direttiva gli Stati membri devono stabilire e applicare requisiti minimi di prestazione energetica agli edifici nuovi ed esistenti, assicurare la certificazione del rendimento energetico degli edifici e prescrivere l’ispezione regolare dei sistemi di riscaldamento e di condizionamento. La direttiva impone inoltre agli Stati membri di provvedere a che dal 2021 tutti i nuovi edifici siano del tipo a energia quasi zero.

La direttiva doveva essere recepita entro il 9 luglio 2012.

Il Governo ha due mesi di tempo per notificare alla Commissione le misure adottate per rendere la legislazione nazionale conforme a quella dell’Unione Europea. In caso contrario la Commissione potrà decidere di deferire il nostro Paese alla Corte europea di Giustizia, con eventuali conseguenti multe e sanzioni.

I precedenti:

  • Il nostro paese dopo la lettera di messa in mora inviata al nostro Governo a fine febbraio 2015 dal Commissario UE per l’Energia e il Clima, Miguel Arias Cañete a correggere i 35 punti contraddittori o lacunosi che sarebbero dovuti essere già stati corretti con il Decreto legislativo 4 luglio 2014 di recepimento nella legislazione italiana della Direttiva 2012/27/UE sull’Efficienza energetica;
  • con il pacchetto di infrazioni mensile, adottato il 29 aprile 2015 dalla Commissione UE, aggiunge un ulteriore parere motivato affinché la Direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia (2010/31/UE) sia integralmente recepita nel nostro ordinamento nazionale;
  • L’Italia nel gennaio e nel giugno del 2013 aveva già ricevuto un parere motivato per non aver adottato alcuna misura volta al suo recepimento, a cui il nostro Paese non aveva dato alcun seguito;
  • il 24 maggio 2013 il Governo Letta era stato costretto ad approvare  un Decreto Legge per recepire la Direttiva al fine di evitare il deferimento alla Corte europea di Giustizia. Nell’occasione veniva completato, altresì, la trasposizione corretta della Direttiva 2002/91/CE che la Direttiva.

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