Giocare per risparmiare Cronache dal progetto “Più con Meno” a cura di Antonio Castagna. Prima puntata

Cos’è Più con Meno

AMNU (società che cura la raccolta dei rifiuti) e STET (società che produce energia e cura i servizi idrici) hanno promosso un bando rivolto alle scuole di ogni ordine e grado del territorio dell’Alta Valsugana e Bernstol. Si tratta di un territorio trentino che ospita circa 25.000 abitanti.

Il bando sollecita l’attivazione di progetti finalizzati al risparmio di acqua, energia e materia.

Sono coinvolte tutte le scuole, comprese le scuole dell’infanzia e alcuni nidi.

L’idea che sta alla base è che fare di più con meno è possibile. Si può stare caldi spendendo meno, se la dispersione di calore diminuisce, ma anche se troviamo modi alternativi per riscaldarci, energie diverse da quelle fossili, e così via. Si può stare meglio mangiando meno. Ci si può vestire bene anche senza inseguire la moda e così via.

Le scuole che hanno aderito presentando almeno un progetto sono 11. I progetti premiati sono 7 e coinvolgono alcune centinaia di insegnanti, allievi e genitori.

Io che scrivo sono l’ideatore e coordinatore del progetto e in questa rubrica racconterò cosa accade da qui a fine maggio, quando i progetti saranno già stati realizzati e sapremo che effetto concreto hanno sortito.

Più con Meno si differenzia dai progetti normalmente rivolti alle scuole. AMNU e STET non volevano  fare quelle azioni di tipo up-down, in cui spiegare agli allievi e agli insegnanti come fare per comportarsi in maniera virtuosa. L’educazione ambientale come manuale di buoni comportamenti funziona, ci hanno raccontato insegnanti e dirigenti, fino alle elementari, poi le buone abitudini sembrano perdersi.

L’idea, allora, è di rovesciare la relazione, promuovendo un bando rivolto alle scuole di ogni ordine e grado del territorio dell’Alta Valsugana e Bernstol che sollecita l’attivazione di progetti finalizzati al risparmio di acqua, energia e materia. I progetti vengono pensati e applicati nelle scuole, grazie al lavoro degli insegnanti e degli allievi. Stavolta è chi vive la scuola a decidere cosa e come fare.

Sei progetti (più un progetto speciale) che prevedono ricadute concrete di risparmio, misurabili e verificabili, hanno ricevuto un finanziamento (fino a 10.000 € per ogni progetto), dedicato alla loro realizzazione. I progetti sono stati redatti nel periodo settembre – novembre e valutati, seguendo criteri predefiniti, da una commissione di esperti delle due società che promuovono il bando, integrata da rappresentanti dell’APPA del Trentino. L’importante è che la riduzione dei consumi sia realizzata senza ridurre la qualità della vita e dei servizi, ma migliorando l’efficienza nell’uso delle risorse e che i progetti coinvolgano in ogni loro fase sia alunni che insegnanti e, perché no, i genitori.

L’idea è che nelle scuole esistano competenze e capacità spesso sopite, oltre a esserci margini di intervento che non vengono valorizzati per diversi motivi: 1) le bollette le pagano i Comuni o la Provincia; 2) le idee che qualche insegnante porta non hanno un contesto nel quale esprimersi; 3) anche le idee bislacche non ricevono feed-back e sostegno per diventare idee migliori; 4) spesso i dirigenti e gli insegnanti che abbiamo incontrato nella fase di preparazione non avevano idea dei costi che sostiene per energia, acqua e rifiuti; 5) chi vive la scuola, segnatamente: allievi, insegnanti, personale tecnico, personale delle pulizie, non è coinvolto e responsabilizzato rispetto alle tematiche del risparmio.

Solo il fatto di attivare un processo di questo tipo ha permesso di:

  • trovare degli insegnanti referenti;
  • mettere a disposizione i dati sui consumi;
  • confrontarci circa le idee (più o meno valide che emergevano);
  • attivare un rapporto di collaborazione attiva tra allievi e insegnanti;
  • sollecitare la creatività e partecipazione (anche dei genitori);
  • integrare i patti formativi con accordi sulla gestione degli spazi, dei rifiuti ecc; l’attivazione di orti scolastici (con compostaggio);
  • attivare accordi tra allievi e signore delle pulizie;
  • attivare artigiani e designer;
  • valorizzare, in termini di comunicazione, progetti già svolti, interessanti, ma che nessuno conosceva (è il caso del premio speciale);
  • far emergere alcune difficoltà dei sindaci, impegnati nel processo 20/20/20, ma che hanno faticato, finora, a considerare questo progetto come una risorsa.

Nelle prossime puntate vi aggiornerò sullo sviluppo dei progetti, sui risultati raggiunti, sulla dinamica di coinvolgimento del territorio.

Antonio Castagna

(castagna.antonio@tin.it)

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