I fiumi europei sono frammentati a causa di più di un milione di barriere

ISPRA ha partecipato ad uno studio sulle barriere sui fiumi europei pubblicato sulla rivista Nature.
I fiumi europei sono frammentati a causa di più di un milione di barriere (ad es. dighe), secondo la valutazione complessiva pubblicata su Nature questa settimana. Lo studio include il monitoraggio di più di 2.700 km di corsi d’acqua da cui si può ritenere che il numero di barriere in Europa è sottostimato del 61%.

I fiumi sono importanti ecosistemi che forniscono anche servizi socio-economici alla collettività, ma le attività antropiche ne hanno modificato i deflussi attraverso dighe, briglie, attraversamenti. La frammentazione ha impatti rilevanti sugli ecosistemi acquatici, ma la valutazione di tali effetti è stata ostacolata dalla mancanza delle necessarie informazioni. Un gruppo di ricercatori all’interno dl progetto H2020 AMBER (Adaptive Management of Barriers in European Rivers), ha raccolto datasets regionali, nazionali e globali per valutare il numero di singole barriere sui fiumi. I ricercatori hanno camminato lungo tratti fluviali prescelti per censire il numero e le caratteristiche delle barriere, mostrando che i dataset originali tendevano a sottovalutare la presenza di piccole barriere.
Utilizzando stime corrette con i dati di campo e riscalate, gli autori hanno riscontrato che ci sono 1,2 milioni di barriere in alveo nei 36 Paesi europei. Di tali barriere, il 68% sono piccole strutture (sotto i due metri di altezza), spesso tralasciate dai monitoraggi tradizionali. La maggior parte delle barriere fu costruita per controllare i deflussi, come le dighe o le traverse, o per consentire gli attraversamenti stradali. La densità maggiore di barriere si ha nell’Europa centrale, mentre le più basse si riscontrano in Scandinavia, Islanda e Scozia.
Nessun bacino europeo è privo di barriere artificiali, ma i fiumi nei Balcani e parte degli Stati del Baltico, Scandinavia e dell’Europa meridionale sono ancora relativamente non frammentati.
Gli autori ritengono che questi risultati debbano essere utilizzati a supporto dell’implementazione della Strategia europea per la Biodiversità, che mira a riconnettere i fiumi europei entro il 2030.

Lo studio ed il comunicato stampa di presentazione sono disponibili qui

fonte: ISPRA

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