Il Danno Ambientale alla luce del Decreto del Fare

Autore: Paolo L. M. Rinaldi

Il c.d. Decreto dal Fare introduce notevoli modifiche al quadro normativo nazionale in tema di “danno ambientale” ossia, per intenderci, a quanto disciplinato dalla parte VI del D.Lgs 152/06.

Le modifiche sono importanti e sostanziali.

Infatti il recepimento della normativa comunitaria manda in soffitta il concetto di responsabilità soggettiva dell’operatore e introduce quella di responsabilità oggettiva.

Quanto detto vale per tutte le attività di cui all’allegato 5 della parte VI del D.Lgs. 152/06 dove sono ricompresse tutte le attività di gestione dei rifiuti.

In poche parole quindi, mentre prima il danno ambientale costituiva materia per i tribunali, in quanto veniva di fatto riconosciuto solo se legato a dolo, colpa od omissioni di un operatore, in futuro anche gestendo correttamente il proprio impianto e rispettando i parametri emissivi prescritti dalle autorizzazioni, si potrebbe essere chiamati a risarcire un “danno ambientale”.

Basterà infatti aver causato un danno, o un rischio di danno, ai sensi della direttiva 2004/35/CE ossia un deterioramento alle specie e agli habitat naturali protetti dalla normativa nazionale e comunitaria, alle acque interne mediante azioni che incidano in modo significativamente negativo sullo stato ecologico, chimico e/o quantitativo, alle acque costiere, al terreno mediante qualsiasi contaminazione che crei un rischio significativo di effetti nocivi sulla salute umana a seguito dell’introduzione nel suolo sul suolo o nel sottosuolo di sostanze preparati, organismi e microrganismi nocivi per l’ambiente.

A questo punto sarebbe forse necessario rivedere il ruolo delle procedure di Valutazione di Impatto Ambientale. Infatti non appare chiaro come sia possibile che un impianto che ha ottenuto legittime autorizzazioni a seguito di una VIA possa provocare un deterioramento significativo dell’ambiente ai sensi della direttiva citata.

Forse si potrà avere chiarezza dalla lettura del documento che entro 60 giorni dall’entrata in vigore della disposizione (4 settembre 2013) il Ministero dell’Ambiente dovrebbe redigere per stabilire i criteri per le attività istruttorie volte all’accertamento del danno ambientale. Tale provvedimento dovrebbe inoltre contenere anche i metodi di valutazione monetaria per determinare la portata delle misure di riparazione complementare e compensativa.

Con la modifica dell’art. 311 del D.Lgs. 152/06 viene inoltre eliminato il riferimento al risarcimento “per equivalente monetario” e viene di fatto dato un ruolo importante (direi “proattivo”) al Ministero dell’Ambiente che con le proprie Ordinanze dovrebbe individuare, gestire e coordinare le attività conseguenti eventuali danni ambientali.

Il ruolo del Ministero tuttavia appare arduo e richiede, forse, una nuova visione della problematica, visto che rimane valido quanto previsto dall’art. 315 del D.Lgs. 152/06: il Ministro dell’Ambiente … che abbia adottato l’ordinanza di cui all’art. 313 non può né proporre né procedere ulteriormente nel giudizio per il risarcimento del danno ambientale, salva la possibilità dell’intervento in qualità di persona offesa dal reato nel giudizio penale.

 

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