Legambiente presenta Pendolaria 2018

Legambiente nei giorni scorsi ha pubblicato il rapporto Pendolaria 2018 che fa il punto sullo stato del trasporto ferroviario nel nostro paese. L’obiettivo è di sottolineare l’importanza e l’urgenza di migliorare il trasporto pubblico su ferro, offrendo un’alternativa più competitiva, economica e sostenibile all’automobile.
Il dossier si concentra sugli investimenti infrastrutturali su cui nei prossimi anni il nostro Paese ha scelto di impegnarsi. Purtroppo, fa notare Legambiente, le risorse mancano proprio per le opere più urgenti e importanti per i pendolari. Pendolaria 2018 in particolare individua 26 infrastrutture senza risorse, che se concluse favorirebbero una facile mobilità collettiva di oltre 12 milioni di italiani. Le opere incompiute sono linee di metropolitane e tram e collegamenti ferroviari indispensabili a recuperare i problemi di congestione del traffico a Roma, Torino, Bologna, Palermo, Cagliari e di cui potrebbero beneficiare oltre 12milioni di persone. Accanto a questo Legambiente evidenzia anche come sulle linee che versavano in cattivo stato nel report 2017 nulla sia cambiato.
Linee ferroviarie al Sud che versano in uno stato di degrado senza speranza dalla Calabria alla Sicilia, dal Molise alla Sardegna, alla Puglia. E collegamenti ferroviari al Sud come al Nord che risultano fondamentali per le merci (come dal porto di La Spezia al Brennero, o da quello di Ancona a Roma) e per i collegamenti tra tanti centri rimasti in questi anni senza un servizio degno di questo nome (in Piemonte sono state tagliate 14 linee per 480 chilometri). Interventi distribuiti in tutta Italia, che comporterebbero una spesa limitata rispetto alle solite grandi opere, ma che sembrano condannati a non vedere mai la luce, dato che per la loro realizzazione mancano risorse pari a quasi 10,8 miliardi di euro. La ragione? Si continua a investire nelle strade e autostrade.

Un secondo punto analizzato da Legambiente riguarda i tagli al servizio ferroviario regionale – da cui si evidenzia che dal 2010 ad oggi, il numero di treni regionali in circolazione è sceso del 4,7% – accompagnati in quasi tutte le Regioni da un aumento delle tariffe.
Una terza questione evidenziata è l’età dei treni in circolazione – circa 16 anni – rispetto a cui si può finalmente parlare di buone notizie, ma anche di grandi differenze tra le Regioni, con il Sud che rimane indietro.

Il dossier Pendolaria 2018 è disponibile qui.

Ulteriori approfondimenti nel sito web pendolaria.it

Fonte: Legambiente

 

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