Mobili usati ed EPR: come cambierà il mercato – a cura di Leotron

Cosa c’è in ballo con la Responsabilità del Produttore dei mobili in Italia? Diverse centinaia di migliaia di mobili di seconda mano vengono reimmessi in circolazione OGNI anno garantendo sviluppo locale e migliaia di posti di lavoro nel settore dell’usato. Con la preparazione per il riutilizzo le quantità potrebbero raddoppiare. 

Di Alessandro Giuliani

Cosa c’è in ballo con la Responsabilità del Produttore (REP) dei mobili in Italia? Diverse centinaia di migliaia di mobili di seconda mano che ogni anno vengono reimmessi in circolazione garantendo sviluppo locale e migliaia di posti di lavoro nel settore dell’usato e un potenziale raddoppio delle quantità, dato dalla preparazione per il riutilizzo, che potrebbe generare moltissimi posti di lavoro in più. Il principale segmento interessato è quello dei negozianti conto terzi, che ormai da più di vent’anni hanno acquisito per i mobili il ruolo di mercato che un tempo avevano le botteghe di rigatteria tradizionali.

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Uno dei temi chiave nella progettazione dei regimi REP dei mobili sarà la capacità del mercato nazionale di assorbire il maggiore flusso intercettato e tutte le sue qualità; l’incremento del flusso sarà dato dalle logistiche di ritorno (o “take back”) messe in campo da industrie e distributori del nuovo e dalle intercettazioni presso i Centri di Raccolta comunali. Esistono qualità di mobili che non sono adatte al mercato italiano ma funzionano molto bene nei Balcani, nei paesi dell’Europa orientale, in Africa e nei paesi asiatici. E’ però possibile che, a fronte della strutturazione di un’offerta rivolta ad altri paesi, grandi compratori esteri possano accaparrare mobili che interessano al mercato italiano diminuendone la disponibilità in circolazione e provocando un aumento dei prezzi.

Nell’ultimo decennio la crisi del mercato immobiliare italiano ha indotto una forte contrazione nel commercio di mobili usati; da un lato ci sono meno traslochi e quindi meno arredi in surplus e dall’altro lato c’è meno domanda da parte di chi deve arredare una nuova casa. Ma questa condizione di mercato probabilmente non durerà per sempre e sarebbe amaro, in momenti di maggior potenziale, scoprire che per certi flussi le filiere sono organizzate esclusivamente per soddisfare una domanda estera.

Un altro tema chiave sarà la distribuzione dei benefici. La legge 116 del 3 settembre del 2020 stabilisce che gli operatori del riutilizzo siano coinvolti nei regimi REP quando possibile, così come gli operatori dell’Economia Sociale. Ma cosa succederà se i gestori dei nuovi organismi collettivi decidessero di coinvolgere solamente i player del riuso che rientrano formalmente nella definizione di Economia Sociale?

Per immaginare questo scenario non è necessario far lavorare troppo la fantasia: in Francia esistono già meccanismi consolidati di REP che includono solo attori particolari dell’Economia Sociale. Ossia, non tutta l’Economia Sociale, ma gruppi specifici di operatori.

Nel caso degli apparati elettrici ed elettronici, la rete ENVIE riceve elettrodomestici dal sistema di raccolta rifiuti urbani, copre i costi operativi di raccolta e stoccaggio grazie ai contributi dei produttori e riceve bonus per ogni prodotto di seconda mano venduto; nei manuali per l’apertura dei loro negozi gli operatori ENVIE vengono invitati a conquistare le piazze locali offrendo prezzi più bassi dello standard di mercato e in questo modo, effettivamente, riescono a spazzare via la concorrenza. Nel caso dei mobili, il consorzio Ecomobiliér, dove un gruppo di produttori è alleato ad Emmaus e a un altro gruppo di operatori sociali, riproduce nella sostanza lo stesso schema di ENVIE e provoca i medesimi effetti di mercato.

I prezzi al pubblico di queste economie sostenute, in Francia come in altri paesi europei a reddito alto, sono talmente bassi da attrarre torme di operatori dell’Europa orientale che acquistano al dettaglio beni usati che hanno prezzi da ingrosso: l’interesse dei player dell’economia sociale infatti è far ruotare il più possibile le merci per ricevere più incentivi, e in molti casi le entrate di mercato sono ininfluenti rispetto a quelle derivanti dai produttori o dai sussidi statali. Tale fenomeno quindi smette di essere un sano sostegno a chi fa attività sociale, e sfocia in una deformazione economica che uccide l’economia reale dell’usato (formata soprattutto da microimprese a conduzione familiare). Quando questa economia drogata collasserà per mancanza di fondi pubblici o problemi di sistema, non esisterà più un’economia reale in grado di fare riutilizzo e la principale vittima sarà l’ambiente. In Italia, l’unità di tutte le anime dell’usato in una stessa associazione di categoria (RETE ONU) rende più difficile l’affermarsi di scenari di questo genere, che comunque vanno prevenuti costruendo proposte concrete ed unitarie e promovendole attivamente di fronte alle istituzioni e alle categorie di produttori che, fattivamente, andranno a governare i nuovi schemi REP.

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