Nell’anno del COVID-19 l’eolico ha fornito il 16% dell’elettricità europea

WindEurope, l’associazione dei produttori eolici europei, nel suo nuovo report Wind energy in Europe in 2020 – Trends and statistics illustra i dati relaitivi alla produzione di energia elolica nel 2020. Da quanto si legge nel report la pandemia ha rallentato le installazioni previste ma l’eolico europeo ha ottenuto buoni risultati. Nel 2020 il vento ha coperto il 16,4% della domanda elettrica dell’Unione Europea più il Regno Unito. Un aumento dell’1,4% rispetto ai livelli 2019, legato ad una combinazione di nuove installazioni, condizioni meteo favorevoli e soprattutto al significativo calo dei consumi in coincidenza con i primi lockdown.

Il documento mostra come lo scorso anno, nel Vecchio Continente siano stati installati 14,7 GW di nuove turbine, per l’80% onshore. La crescita ha permesso al settore di tagliare il traguardo di 220 GW di capacità eolica cumulata totale nella regione.
I maggiori produttori i Paesi Bassi che da soli hanno realizzato 1,9 GW, per lo più offshore. Seguono Germania (1,6 GW di nuova capacità eolica), Norvegia (1,5 GW), Spagna (1,4 GW) e Francia (1,3 GW). Molto più indietro l’Italia con appena 137 MW di nuovo eolico. I contributi più grandi del vento alla produzione elettrica si sono registrati invece in Germania e Regno Unito (27%), Irlanda (38%) e in Danimarca (48%).
WindEurope sottolinea alcune difficoltà burocratiche che ostacolano e rallentano sia la costruzione di nuovi impianti che il repowering di quelli esistenti ed obsoleti. Le regole e le procedure d’autorizzazione sono troppo complesse e i governi, a tutti i livelli, non impiegano abbastanza personale per elaborare le richieste. “Il risultato è che ci vuole troppo tempo per ottenere i permessi per nuovi progetti”, le decisioni vengono contestate nei tribunali e gli sviluppatori si tirano indietro spaventati da rischi e costi.  Nel 2020 l’Europa ha disattivato 388 MW eolici. Molti impianti dismessi vengono ripotenziati, ma il resto è destinato all’oblio. Gli ostacoli al repowering, ad esempio, hanno portato l’Austria a chiudere il 2020 con una capacità eolica inferiore a quella di inizio anno. 

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