Più con Meno: quello che possiamo imparare a cura di Antonio Castagna. Quinta Puntata

Concettualmente Più con Meno è un progetto semplice. Ci sono due promotori forti, AMNU www.amnu.net e STET, www.stetspa.it dotati di buona volontà e che possono mettere a disposizione un buon budget, 60.000 € per premiare i migliori progetti.

Ci sono le scuole a cui un po’ di soldi in più fanno sempre comodo e che dispongono di persone, insegnanti e allievi, con competenze che a volte non riescono ad esprimersi pienamente dentro il normale orizzonte scolastico. Queste risorse messe insieme è facile che possano produrre qualcosa di buono. E, in effetti, i 6 progetti premiati stanno tutti procedendo bene, qualcuno più, qualcuno meno.

E però c’è dell’altro, qualcosa di meno scontato. Qualcosa ho raccontato nelle puntate precedenti, ma altre riflessioni potranno emergere quando le scuole ci racconteranno quello che hanno fatto e come il progetto Più con Meno ha influenzato il loro normale funzionamento.

Nel frattempo siamo noi promotori ad avere capito che possiamo funzionare in maniera differente. Un esempio mi aiuta a esplicitare questo concetto: nella scuola Armida Barelli, http://site.operaarmidabarelli.org/ di Levico, dove si studia per diventare estetisti, acconciatori, operatori socio sanitari, il progetto vincitore ha un nucleo apparentemente banale: riorganizzare la raccolta differenziata in modo da produrre meno rifiuto indifferenziato. Dal punto di vista di AMNU la cosa sarebbe facilmente risolvibile istruendo gli allievi a utilizzare correttamente i contenitori disposti in tutte le classi. Però, vista dal punto di vista degli allievi, la questione non è così scontata. Ad esempio capita spesso di mangiare in aula durante la ricreazione. E in aula manca la raccolta dell’umido, perché non è previsto che si mangi in classe. Che fare? Pretendere che la scuola Sanzioni chi mangia in classe? Non è possibile chiederlo, e qualora la scuola decidesse di farlo, sarebbe la tipica soluzione poliziesca, difficile da far rispettare e che rischia di avvelenare il clima. Aggiungere dei contenitori? Potrebbe essere una soluzione, ma le donne delle pulizie dovrebbero fare uno svuotamento in più a ogni passaggio e i tempi dell’appalto rendono già difficile svuotare gli imballaggi leggeri (plastica e lattine), la carta e il residuo. All’Armida Barelli il problema lo hanno risolto perché gli allievi hanno analizzato, insieme ai loro insegnanti, questo genere di problemi, apparentemente secondari, ma che rendono difficile realizzare una buona raccolta differenziata nelle scuole e negli uffici. Sono stati gli stessi allievi a proporre di responsabilizzarne due alunni per classe, ogni giorno, affinché vadano a svuotare nei contenitori da 120 litri disposti nei corridoi, 5 minuti prima che suoni l’ultima campanella. Così le donne delle pulizie potranno concentrarsi sulle pulizie e il controllo sulla raccolta differenziata sarà svolto direttamente dagli allievi. Cosa che, tra l’altro, li aiuterà quando dovranno gestire una loro attività professionale, perché sono già abituati a farlo.

Ecco, una cosa così, AMNU, da sola, non l’avrebbe pensata, non perché chi fa la raccolta sia stupido, ma perché ragiona per grandi numeri, in un processo industriale dove i problemi sono osservati su scala molto più ampia. Per osservare i dettagli, in modo da generare quei cambiamenti marginali che consentono di raccogliere l’85% di rifiuto differenziato, ci vogliono occhi attenti alle microdinamiche sociali che caratterizzano ogni contesto. AMNU non dispone di quegli occhiali, allievi e insegnanti invece sono quegli occhiali. Più con Meno può permettersi la semplicità, perché affida alle scuole di esplorare la complessità di problemi che da fuori non sarebbero neanche osservabili. E intanto AMNU e STET raccolgono informazioni, non certo su come fare in ogni singolo contesto, ma su come farsi aiutare da chi ci vive in quel contesto.

Antonio Castagna

(castagna.antonio@tin.it)

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