Pubblicato il rapporto L’ambiente in Europa – Stato e prospettive nel 2015 (SOER2015)

È stato pubblicato nei giorni scorsi il rapporto L’ambiente in Europa – Stato e prospettive nel 2015 (SOER2015) dell’Agenzia Europea dell’Ambiente valuta in modo integrato dati a livello globale, regionale e nazionale, accompagnati da confronti tra vari Paesi. Ilreport evidenzia miglioramenti nei diversi settori (produzione rifiuti, consumo di energia, consumo di risorse) ma lancia anche una nota negativa: il traguardo che l’Europa si pone a lungo termine, cioè di “vivere bene entro i limiti del nostro pianeta”, non è compatibile con le attuali politiche sull’ambiente e con quelle correlate. Bisogna fare di più.

  • In sintesi il SOER 2015 evidenzia che:
  • la gestione dei rifiuti in Europa è migliorata negli ultimi anni, con un calo di produzione e conferimento in discarica. I Paesi membri e i Paesi che cooperano con l’Agenzia (AEA33), hanno raggiunto un tasso medio di riciclaggio del 29% nel 2012, rispetto al 22% del 2004.
  • I rifiuti urbani smaltiti in discarica, nel 2014, sono stati pari a circa 9,3 milioni di tonnellate, facendo registrare, rispetto alla rilevazione del 2013, una riduzione del 14%, pari a quasi 1,6 milioni di tonnellate di rifiuti. La situazione però è molto variabile se vi sono paesi dove il ricorso alla discarica è limitato, in altri rappresenta ancora uni dei sistemi principali di smaltimento.
  • Il livello dei nutrienti nelle acque dolci in Europa è un fenomeno che desta preoccupazione; in particolare, l’inquinamento è dovuto al settore agricolo, riflettendosi in senso negativo sulla qualità dell’acqua; le concentrazioni di nitrati medi nei fiumi europei si sono ridotte di oltre il 20% tra il 1992 e il 2012, mentre le concentrazioni di ortofosfato sono più che dimezzate. In Italia, i dati del 2000 e del 2012 evidenziano una diminuzione della concentrazione dei nitrati e una stabilità per quanto riguarda l’ortofosfato.
  • Il consumo delle risorse nell’UE è diminuito nel periodo 2000-2012, anche se la crisi finanziaria del 2008 e la conseguente recessione economica in Europa hanno chiaramente contribuito a questa tendenza. Il consumo di risorse interno è stato di 16,7 tonnellate pro capite nel 2007 ed è sceso a circa 13,7.
  • La produttività delle risorse, espressa come rapporto tra il PIL e il consumo interno delle risorse, dal 2000 al 2012 è aumentata notevolmente nell’Unione Europea, un segno che le economie europee stanno creando più ricchezza delle risorse materiali che utilizzano.
  • Nei Paesi membri e i Paesi che cooperano con l’Agenzia Europea per l’Ambiente (AEA33) dal 1990 al 2012 si registra un piccolo aumento globale del consumo energetico interno lordo; in questo stesso periodo assistiamo però ad un aumento della quota di energie rinnovabili in 32 paesi su 34. (In Italia la quota di energia da fonti rinnovabili, nel 2012, è pari al 13,5% rispetto al consumo finale lordo. Oggi, i dati aggiornati al 2013 rilevano che in Italia la quota di energia da fonti rinnovabili è pari al 16,7% rispetto al consumo finale lordo, un valore prossimo all’obiettivo del 17% da raggiungere entro il 2020).
  • Tra il 1990 e il 2012 le emissioni di gas a effetto serra nell’UE28 sono diminuite del 19%, nonostante un incremento del 45% della produzione economica. Tuttavia, le tendenze nazionali variano in modo significativo negli Stati esaminati (AEA33), con emissioni di gas serra in calo in 22 paesi (tra cui Germania, Regno Unito, Italia, Francia, Finlandia, Danimarca) e in aumento in 11.

Il rapporto sia in forma completa che in sintesi è disponibile al seguente link

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