Pubblicato l’annuale WAS Report di Althesys

Il  WAS Annual Report 2019, è stato presentato il 28 novembre 2019 nel corso del Convegno “L’economia dei rifiuti. Il WAS Report ha lo scopo di fornire una visione unitaria della filiera di produzione e consumo del waste managemente del riciclo per proporre strategie d’impresa e politiche di sistema che integrino i diversi aspetti ambientali, sociali, industriali economici, normativi e tecnologici.

Secondo il rapporto in Italia la raccolta differenziata aumenta con un buon ritmo, passando dal 55,9% del 2017 al 58,8% del 2018. I maggiori player del settore si rafforzano e crescono. Prosegue l’integrazione tra il comparto della raccolta e quello della selezione e valorizzazione de materiali.

Rimangono ancora molte criticità:  gli investimenti restano concentrati nei territori più avanzati; alcuni operatori minori sono in difficoltà; calano le operazioni straordinarie, anche a causa dell’incertezza nelle policy del nostro Paese. E soprattutto rimane il deficit di trattamento dei rifiuti alternativo alla discarica: gli impianti per la frazione organica sono mal distribuiti sul territorio e, in assenza di nuove costruzioni, al 2035 si perderà circa metà dell’attuale capacità di termovalorizzazione.

L’analisi del WAS Report 2019 considera diversi scenari di produzione di rifiuti e la possibile evoluzione futura del parco impianti, scenari tra loro interconnessi:
– lo scenario competitivo e le principali tendenze strategiche;
– l’analisi dell’adeguatezza impiantistica, anche alla luce dei target europei;
– la regolazione, le tariffe e la concorrenza nel settore dei rifiuti;
– la transizione verso l’economia circolare e i mercati dei recovered material.

Il quadro competitivo mostra dinamiche diverse per i vari gruppi strategici, con i player maggiori che si rafforzano e crescono più del resto del settore, il cui valore della produzione aumenta del 4,9%. Prosegue l’integrazione del segmento della raccolta verso quello della selezione e valorizzazione dei materiali che vede però in difficoltà alcuni operatori minori. Crescono gli investimenti, che restano tuttavia concentrati nelle imprese maggiori e nei territori più avanzati. Ciononostante, calano le operazioni straordinarie, probabilmente a causa dell’incertezza delle policy nel nostro Paese.

Il valore della produzione dei 124 maggiori operatori della raccolta e trattamento dei rifiuti urbani ha raggiunto i 9,18 miliardi di euro, cresciuto nel 2018 del 4,9%. Queste imprese operano in 4.143 Comuni italiani (52,1% del totale), servono 40,5 milioni di abitanti (quasi il 70% della popolazione) e gestiscono 22,3 milioni di tonnellate di rifiuti urbani (il 75,5% di quelli prodotti nel 2017). Nel 2018 i loro investimenti hanno raggiunto i 477,5 milioni di euro, in aumento del 17,4% rispetto al 2017.

Nell’analisi  evidenzia  come prosegue il rafforzamento delle tre “major”, le grandi multiutility quotate che puntano a crescere per aggregazioni e a integrarsi. Da sole raccolgono il 22% dei rifiuti e servono il 21% degli abitanti, realizzando nel 2018 il 30% del fatturato del settore. Performance in contrasto con quelle dei sette operatori metropolitani, che, pur pesando per il 17% del settore (con 7,2 milioni di abitanti e il 19% dei rifiuti urbani raccolti), restano concentrati sulla raccolta e scontano la carenza di impianti.

Le piccole e medie monoutility presidiano con buoni risultati i propri ambiti locali, coprendo il 44% del totale e realizzando più di 2 miliardi di fatturato (il 22%). Hanno raccolto 5,7 milioni di tonnellate e servito 10,1 milioni di abitanti. Gli operatori privati, con il 16% dei rifiuti raccolti, hanno coperto il 23% dei Comuni, incidendo per il 14% del valore della produzione totale. Gli operatori del trattamento e smaltimento hanno generato il 7% del fatturato e gestito 3 milioni di tonnellate di rifiuti. Il contesto di incertezza che condiziona il settore si è però riflesso sul numero di operazioni straordinarie realizzate. Le iniziative mappate per il 2018, infatti, sono state 23, in netto calo rispetto alle 28 del 2017 e alle 45 del 2016: in due anni in pratica si sono dimezzate.

La transizione verso l’economia circolare sta accelerando, sia nel trasformare l’industria del riciclo “storica”, sia spingendo l’innovazione e la convergenza tra settori diversi. La prima (dove l’Italia vanta posizioni da primato), si sta sempre più confrontando con le dinamiche dei mercati globali delle commodities, dove la volatilità di prezzi e volumi dei recovered material possono condizionare la sostenibilità economica del riciclo. D’altra parte, l’innovazione tecnologica e l’ingresso di nuovi player provenienti da business differenti, come la chimica e l’energia, stanno cambiando le regole del gioco, con una crescente convergenza tra comparti e la nascita di nuovi processi industriali e diversi segmenti dell’economia circolare.

In ogni scenario di produzione di rifiuti urbani (da un minimo di 28,3 milioni di tonnellate a un massimo di 32,7 milioni di tonnellate), il Rapporto WAS evidenzia l’esistenza di un deficit nazionale tra la capacità autorizzata per la termovalorizzazione e il fabbisogno al 2035, che varia da poco più di 1 milione di tonnellate a circa 2. A questo va aggiunto un deficit di circa 3 milioni di tonnellate dovuto all’invecchiamento degli impianti in caso di mancata sostituzione. Per l’organico, invece, si delinea una situazione diversa, caratterizzata da un’inadeguatezza della distribuzione territoriale piuttosto che da un deficit nazionale.

In particolare, i termovalorizzatori non hanno visto incrementi significativi negli ultimi anni: gran parte di quelli previsti è rimasta sulla carta così che, senza nuove costruzioni, al 2035 si perderà circa la metà dell’attuale capacità. Ed è proprio il 2035 l’anno in cui, secondo le direttive UE sull’economia circolare, dovremo raggiungere l’obiettivo del 65% di recupero di materia dai rifiuti urbani e il limite del 10% al loro smaltimento in discarica. Occorre, quindi, disporre degli impianti necessari al trattamento della frazione organica e per il recupero energetico. Le infrastrutture dovranno crescere perché il raggiungimento dei target UE al 2035 comporterà un aumento sensibile della raccolta differenziata (dal 55,5% del 2017 al 76% del 2035) e del riciclo (dal 42% al 65%), ma anche del recupero energetico (dal 18% al 25%).

Alessandro Marangoni, Amministratore delegato di Althesys ,durante il convegno di presentazione del rapporto ha sottolineato come  sia fondamentale sviluppare un’analisi di adeguatezza che consenta di pianificare e realizzare per tempo gli investimenti necessari per superare situazioni di emergenza permanente. Il patrimonio impiantistico rimane uno dei nodi centrali delle strategie aziendali e, più in generale, di una politica di gestione dei rifiuti nel nostro Paese

Una sintesi del rapporto è disponibile  qui

Fonte: Greeenreport 

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