Raccolta, impianti e riciclo: la relazione annuale del Consorzio Italiano Compostatori

Il Consorzio Italiano Compostatori ha reso noti i dati dall’annuale analisi sulla raccolta differenziata del rifiuto organico e degli impianti italiani, realizzata dal Cic, a partire dai dati del Rapporto Rifiuti Ispra 2018 e riferiti all’anno 2017.I principali dati contenuti nel rapporto evidenziano che:

  • Cresce la raccolta dei rifiuti organici: 6,6 milioni le tonnellate di rifiuti organici (umido, verde e altre matrici organiche) provenienti dalla raccolta differenziata, con un aumento dell’1,6%.
  • si registra un minore incremento della raccolta rispetto all’anno precedente anche se si segnala che il trend della raccolta della frazione umido mantiene gli stessi andamenti mentre è la frazione verde che ri-mane costante nei due anni a confronto.
  • L’organico (umido e verde) si conferma la frazione più importante per la Raccolta Differenziata nel Paese rappresentando il 40,3% di tutte le raccolte.
  • il dato procapite di rifiuto organico intercettato a livello nazionale si mantiene sopra i 100 kg, passando da 107 a 108: i quantitativi maggiori sono quelli delle regioni settentrionali (127 kg/abitante per anno), seguite dal Centro (114 kg/abitante per anno) e dal Sud (83 kg/abitante per anno).
  • Al primo posto per quantità di frazione organica raccolta si conferma la Lombardia, con 1,2 milioni di tonnellate annue, nonostante una leggera flessione rispetto all’anno precedente quando la raccolta si attestava su 1,3 milioni. In calo, ma stabile al secondo posto, anche il Veneto con 764.000 tonnellate. Al terzo posto l’Emilia Romagna (708.000 t), seguita a breve distanza dalla Campania (678.000 t). Interessanti i dati registrati nel Lazio (532.000 t) e in Sicilia (208.000 t), dove la raccolta della frazione organica è aumentata rispettivamente di 27.000 t e 67.000 t.
  • Migliora la quantità degli impianti dedicati al trattamento del rifiuto organico che oltre all’umido e al verde, consentono il trattamento anche di altri materiali di scarto a matrice organica.
  • Rimane uno squilibrio tra dotazione delle diverse aree: il Centro e il Sud Italia la cui dotazione non soddisfa il fabbisogno locale, costringe i gestori a trasferire i propri ri-fiuti organici in altre regioni con enorme dispendio di denaro e CO2.

Il trattamento delle frazioni organiche selezionate con la digestione anaerobica permette non soltanto di recuperare materia ma anche energia: oltre al compost che si utilizza come fertilizzante naturale si ottiene infatti anche il biogas, che può essere trasformato in biometano per l’immissione in rete. Tra il 2017 e il 2018 il CIC ha avviato una nuova filiera con 8 impianti consorziati (di cui 2 sperimentali) in grado di produrre biometano esclusivamente dal trattamento dei rifiuti organici della raccolta differenziata urbana e di immettere il biometano nella rete di nazionale o di impiegarlo per l’autotrazione”.

Secondo stime del Cic dai rifiuti organici raccolti nel corso del 2017 sono stati prodotte quasi 2 milioni di tonnellate di compost, il 64% da compostaggio e il restante 36% da digestione anaerobica e successivo compostaggio, che hanno contribuito a stoccare nel terreno 600.000 t di sostanza organica e risparmiare 3,8 milioni di tonnellate di CO2 equivalente/anno rispetto all’avvio in discarica.

Il settore biowaste ha importanti ricadute economiche ed occupazionali: nel 2016, secondo le proiezioni del Consorzio Italiano Compostatori, il volume d’affari generato dal biowaste è stato pari a 1.8 miliardi di euro di fatturato, mentre i posti di lavoro generati 9.800 (+9% rispetto all’anno precedente): in pratica 1,5 posti di lavoro ogni 1.000 t di rifiuto organico.

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Fonte: adnkronos

 

 

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