Ricerca sui rischi legati alla gestione idrica, ancora molta strada da fare per le società europee

È stato pubblicato il rapporto State of play in corporate water stewardship pubblicato da CDP, organizzazione internazionale no profit e leader mondiale nella rendicontazione ambientale. Il rapporto offre uno spaccato dello stato dell’arte delle azioni intraprese dalle aziende europee nei confronti della gestione delle risorse idriche. I dati CDP aiutano ad analizzare come le aziende si stanno muovendo in determinati ambiti e permettono di capire come intendono attrezzarsi di fronte ai rischi, sempre più spesso percepiti anche come delle opportunità nel settore idrico. Grazie al programma CDP, 643 investitori istituzionali hanno chiesto alle 299 principali società quotate europee, appartenenti a diversi settori industriali e ad alto rischio nell’utilizzo delle acque, di rendicontare la maniera in cui stanno fronteggiando il peggioramento della situazione idrica. Il numero delle richieste da parte degli investitori è stato di quattro volte superiore rispetto al report 2010 il che dimostra un aumento della sensibilità verso il tema acqua anche a livello dei settori finanziari. Purtroppo il 62% delle aziende europee interpellate (186) non ha fornito dati. Sono i gruppi energetici e industriali a rispondere meno di tutti alle richieste di azione e trasparenza da parte degli investitori. Solo il 13% del settore energia e il 16% del settore industriale delle società quotate europee ha aderito al report CDP con risposte precise circa le strategie di gestione delle acque per il 2015. Per quanto riguarda il tasso di divulgazione delle informazioni sull’amministrazione idrica, l’Italia si posiziona come secondo paese con la più alta partecipazione al programma CDP a livello Europeo (50%) seconda solo alla Francia (51%). Inoltre, Il 60% delle imprese italiane partecipanti hanno identificato opportunità di business e implementato obiettivi concreti per l’amministrazione delle proprie risorse idriche. Tuttavia, ci sono ancora dei frangenti dove le imprese italiane possono migliorare visto che solo il 10% dei partecipanti ha valutato l’impatto sul proprio business collegato ai rischi legati alle risorse idriche e solo il 20% ha condotto un’analisi dei rischi che includa sia le operazioni dirette che la filiera lunga. In generale dal rapporto emerge che nonostante l’intensificarsi della competizione per l’acqua come bene prezioso e la crescente importanza degli effetti del cambiamento climatico, le aziende europee hanno ancora molta strada da fare nella gestione delle risorse idriche.

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