Rischio scarsità per l’acqua verde

Uno studio ha prodotto una mappa globale dell’uso della cosiddetta acqua verde, cioè l’acqua intercettata dalle radici delle piante, necessaria a formare biomassa e a sostenere la biodiversità. A livello globale, lo sfruttamento di questa risorsa da parte delle attività umane è la metà del valore massimo sostenibile, ma in molti paesi, tra cui l’Italia, ci si avvicina a questo limite o addirittura lo si supera. La sintesi dello studio “Limits to the world’s green water resources for food, feed, fiber, timber, and bioenergy” pubblicato sui “Proceedings of the National Academy of Sciences” da Joep Schyns dell’Università di Twente, nei Paesi Bassi, e colleghi di una collaborazione internazionale, è pubblicata in italiano dalla rivista le scienze. Questa nuova valutazione è molto importante perché convenzionalmente gli studi si concentrano sulle stime delle acque blu e sul loro sfruttamento da parte dei privati e delle attività agricole, di allevamento e industriali, perché la mancanza di questa risorsa metterebbe a rischio la loro redditività. Ma sono le acque verdi ad alimentare la maggior parte della produzione di legno, cibo e mangimi e bioenergia. Dividendo la superficie terrestre in aree quadrate di dieci chilometri di lato, gli autori hanno calcolato il flusso di acqua verde destinato alle attività umane – flusso noto come impronta idrica verde – e poi l’hanno confrontato con le stime sulla disponibilità di questa risorsa, tenendo conto che essa in parte deve sostenere anche gli ecosistemi naturali. Dall’analisi dei dati è emerso che globalmente la scarsità d’acqua verde, cioè il rapporto tra l’impronta idrica verde e l’impronta massima teoricamente sostenibile, che evita d’intaccare gli ecosistemi naturali, è di 0,56; ciò significa che lo sfruttamento è oltre la metà del valore sostenibile.

Se si guarda in particolare all’Europa, si vede che per l’Italia la scarsità d’acqua verde è di 0,90 circa, al pari circa di Francia (0,91) e Spagna (0,93). Altre nazioni sono messe anche peggio, per esempio il Regno Unito, dove la scarsità arriva a 1,3 (l’impronta è cioè del 30 per cento superiore a quella massima sostenibile) o la Germania, dove la scarsità arriva a 1,8 o ancora i Paesi Bassi con 2,5. In Asia, si trovano valori più in linea con la media mondiale nel caso della Cina (0,65) e del Giappone (0,40). Negli Stati Uniti il valore stimato è di 0,71 e in Russia di 0,21.

La mappa globale dello sfruttamento dell’acqua verde, secondo gli autori, è fondamentale per poter effettuare valutazioni sulla scarsità delle risorse idriche complessive, sulla sicurezza degli approvvigionamenti di cibo e sul potenziale di produzione di bioenergia, tutti parametri che devono essere bilanciati da una consapevole conservazione della biodiversità.

 

Lo studio originale in lingua inglese è disponibile qui

L’articolo di le scienze qui

Fonte: le scienze

Potrebbero interessarti anche...