Studio. I rifiuti nel cementificio non aumentano l’inquinamento

Uno studio sulle implicazioni ambientali dell’utilizzo di combustibili alternativi derivati da rifiuti, urbani e industriali, nella produzione di cemento evidenzia come l’utilizzo di questo tipo di combustibile non provochi danni ambientali e per la salute umana. Lo studio è stato coordinato dal Dica (Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale) del Politecnico di Milano, e realizzato nell’ambito del Consorzio Leap (Laboratorio energia e ambiente di Piacenza), centro di ricerca consorziato con l’Ateneo. Sono state analizzate le caratteristiche ambientali del prodotto finale (cemento) e delle emissioni atmosferiche degli inquinanti, costituiti da diossine e furani, polveri e metalli pesanti, con particolare riferimento a mercurio, piombo, cadmio e tallio, all’interno del processo di produzione del clinker al variare della percentuale di sostituzione calorica del combustibile tradizionale con combustibili alternativi. Con riferimento alle emissioni, lo studio evidenzia che:

  • l’incremento della sostituzione calorica tramite l’utilizzo di combustibili alternativi non determina variazioni apprezzabili nelle concentrazioni dei metalli pesanti al camino, né in relazione alla tipologia del processo di cottura nel suo complesso né di quella del combustibile secondario;
  • I valori emissivi rilevati a sostituzione termica nulla non risultano significativamente diversi da quelli misurati durante l’esercizio con combustibili alternativi, indipendentemente dall’apporto in alimentazione;
  • non si rilevano correlazioni evidenti tra le concentrazioni al camino e l’aumento della sostituzione termica con combustibile alternativo;
  • l’utilizzo di combustibile alternativo e, più in generale, il processo produttivo del cemento non appaiono in grado di determinare effetti apprezzabili sulle presenze atmosferiche dell’ultrafine.

I cementifici non sono un’alternativa agli inceneritori ma possono dare un contributo a diminuire l’assedio dei rifiuti nelle discariche. Lo studio completo è disponibile al seguente link.

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