Conferenza 5: Il decommissioning nel settore navale: le attività di shipbreaking tra worst e best practices

In collaborazione con Techno, ReWorx e grazie alla Sezione Ravenna – Emilia Romagna dell’ Associazione Italiana di Tecnica Navale (ATENA)
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Data/Orario
10/05/2019
14:30 - 17:30

Luogo: Sala 1: Palazzo Rasponi - Piano Nobile (1° Piano)

Categoria:



Il decommissioning navale, ossia quella attività comunemente nota come  shipbreaking o shiprecycling, pur vantando una tradizione più che millenaria rappresenta, secondo dati della International Labour Organization (ILO) e della International Maritime Organization (IMO), una delle più pericolose attività lavorative svolte oggi dall’uomo, considerando il numero di infortuni e malattie professionali con esito mortale in rapporto al numero di addetti.

A partire dalla metà del XX secolo si è assistito alla progressiva migrazione delle attività di shipbreaking dai cantieri europei e nordamericani a quelli dell’Estremo Oriente (Giappone, Hong Kong, Taiwan, Cina) e successivamente, da una trentina di anni a questa parte, a una seconda migrazione, che per diverse concause ha portato questa attività ad essere svolta in centinaia di cantieri, totalmente privi di infrastrutture di supporto, situati sulle spiagge dell’India, del Bangladesh e del Pakistan.

In questi tre paesi oggi viene demolito (pur con fluttuazioni dipendenti dalle complesse dinamiche di questo singolare mercato) fino al 75% della flotta commerciale mondiale (oltre le 500 tonnellate di stazza), un valore che però sale al 90% se si considera il dislocamento a vuoto ossia, in pratica, il peso a secco delle navi; la restante parte della flotta mondiale viene smantellata principalmente in Cina, Turchia e, residualmente, in altri paesi.

Soprattutto quest’ultima migrazione verso il subcontinente indiano ha comportato un vertiginoso peggioramento degli standard riguardanti la sicurezza e la salute dei lavoratori e, non in ultimo, la protezione dell’ambiente; ma altri mercati “emergenti” si stanno avvicinando a questa attività, destando ulteriore preoccupazione sia dal punto di vista della salvaguardia dei diritti umani che dal punto di vista ecologico in ragione della elevata pericolosità di molti materiali ancora oggi diffusi a bordo delle navi e in parte ineliminabili anche in un prossimo futuro.

Numerose ONG (tra le più attive Greenpeace International, NGO Shipbreaking Platform, FIDH, Robin de Bois), associazioni di categoria (BIMCO, INTERCARGO, INTERTANKO, IACS, ecc.) e organizzazioni sovranazionali (ILO, IMO, UNEP, World Bank e Commissione Europea in prima linea) stanno impegnandosi, oramai da una ventina di anni, nella stesura di convenzioni e regolamenti mirati a promuovere buone pratiche operative per questo settore; lo scopo è, da una parte, quello di migliorare le condizioni di lavoro e limitare l’inquinamento ambientale nei cantieri del subcontinente indiano, dall’altra, quello di riportare in Europa una parte delle attività dove potrebbero venire svolte rispettando standard molto più elevati.

Ma, al di là della codificazione delle buone pratiche operative e delle buone intenzioni, l’impianto normativo internazionale (non esclusi, quello europeo ed italiano) resta lacunoso e non condiviso e la possibilità di ricorrere a una bandiera di comodo per il cosiddetto last-voyage vanifica, di fatto, qualsiasi restrizione normativa.

Il percorso verso il green recycling, per innumerevoli motivi, sembra essere quindi ancora lungo e tortuoso.

Se da un lato le navi al termine della loro vita rappresentano un rifiuto ingombrante e pericoloso che necessita di particolari attenzioni al fine di non danneggiare i lavoratori, le comunità locali e l’Ambiente – un aspetto che fino ad oggi l’industria dello shipping pare aver voluto quasi completamente ignorare – dall’altro lato non si può non considerare che la dismissione di una qualsiasi nave rappresenta una straordinaria occasione di economia circolare (sia per i paesi più industrializzati che per quelli in via di sviluppo) in virtù della agevole riciclabilità di ben oltre il 95% in peso dei materiali e degli equipaggiamenti di bordo, una percentuale che trova pochi paragoni in qualsiasi altro ambito del decommissioning civile e industriale.

Numerosi i relatori coinvolti, professionisti, funzionari pubblici, ricercatori e docenti universitari, che a vario titolo si sono occupati e si occupano di problematiche legate al decommissioning nel settore dello shipping.


L’evento è organizzato dalla società di ingegneria Techno, specializzata in sicurezza e igiene industriale e dal network internazionale ReWorx operativo nel settore del decommissioning, grazie al supporto di LabeLab e della Sezione Ravenna – Emilia Romagna dell’ Associazione Italiana di Tecnica Navale (ATENA).

E in collaborazione con:


Programma

Saluti di apertura:         Riccardo Baldini,
Presidente ATENA Sezione Ravenna – Emilia Romagna

Interventi:

Roberto Nicolucci – Lo shipbreaking nel mondo: luci e ombre di un settore industriale controverso.

Marcella Bongiovanni – La disciplina dello shipbreaking: inquadramento giuridico, tutela dei lavoratori e impatto ambientale.

Giampiero Lucchi – La valutazione dei rischi e le relative misure di prevenzione protezione nelle demolizioni navali: problematiche e proposte di soluzioni alla luce del D.Lgs 81/2008.

Valerio Mulas – Green Ship Recycling. L’esperienza italiana della Costa Concordia, tra presente e futuro.

 

 

PRESENTAZIONE DEI RELATORI

Roberto Nicolucci – Ingegnere meccanico, si occupa da 30 anni di sicurezza e igiene occupazionale nel settore civile, industriale e navale; nel 1999 ha fondato la società di ingegneria della sicurezza e dell’ambiente Techno srl di cui ancora oggi è presidente; è attualmente anche director di Integer UK Ltd società di project management e consulenza in servizi industriali con sede a Londra. Tra le varie attività è consulente tecnico per la Procura della Repubblica di Ravenna per gli infortuni sul lavoro, presidente di OdV, docente a contratto di “decommissioning di siti civili e industriali” presso il corso di LM di ingegneria civile-ambientale dell’Università di Ferrara. E’ autore di numerosi articoli e libri in materia di sicurezza e igiene occupazionale. E’ fondatore dell’advisory network internazionale ReWorx che si occupa di studi e consulenze nel settore del decommissioning.

 

Marcella Bongiovanni –  Diplomata presso il liceo scientifico A. Oriani di Ravenna, ha conseguito il titolo di dottore in giurisprudenza presso il corso di laurea magistrale dell’Università di Bologna nell’anno accademico 2017/2018. In particolare, si è laureata scrivendo la tesi in diritto della navigazione con titolo: “La disciplina dell’attività di ship breaking: inquadramento giuridico, tutela dei lavoratori e impatto ambientale”.

 

Giampiero Lucchi – Laureato in Tecniche della Prevenzione nell’Ambiente e nei Luoghi di Lavoro, opera dal 1988 come tecnico della prevenzione presso l’Unità Operativa SPSAL di Ravenna – AUSL della Romagna. Componente del gruppo di lavoro regionale dell’Emilia-Romagna relativo agli Ambienti Confinati, istituito all’indomani dell’emanazione del DPR 177/11. Partecipa ai lavori del gruppo nazionale Porti e Navi del Coordinamento Tecnico Interregionale della Prevenzione nei Luoghi di Lavoro.

 

Valerio Mulas – Ingegnere meccanico, dopo una lunga esperienza in Saipem (dal 2003, allora Snamprogetti), dal 2018 a Genova, in forza nella San Giorgio del Porto spa.

Attualmente Amministratore Delegato della Piombino Industrie Marittime srl.

È stato il responsabile del progetto di demolizione della Costa Concordia per il consorzio Ship Recycling (costituito tra Saipem e San Giorgio del Porto).

Precedentemente, ha operato su commesse tipiche dell’Oil&Gas (realizzazione di una raffineria in Turchia, di una centrale di generazione vapore per impianto petrolchimico in Italia, di impianti chimici, etc.) e su progetti in ambito decommissioning, per i quali è stato a lungo referente organizzativo.

È stato Product Manager della linea di prodotto Ambiente ed Energie Rinnovabili di Saipem.

Costantemente impegnato sulle tematiche di carattere normativo-autorizzativo, aspetti ambientali, gestione rifiuti.

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