In Italia il trasporto pubblico è usato poco, male e da una quota sempre più ristretta di popolazione. Secondo il nuovo rapporto “Access Denied: TransportPoverty in Europe“, realizzato dall’Oeko-Institut per Greenpeace CEE, l’80% degli italiani utilizza autobus, tram o treni meno di una volta al mese oppure mai. È il secondo dato peggiore d’Europa dopo Cipro, e condivide questa forte criticità con il Portogallo: in entrambi i Paesi, infatti, oltre il 75% della popolazione dichiara di non usare mai i mezzi pubblici. Un quadro radicalmente diverso emerge in Svizzera, Lussemburgo ed Estonia, dove più della metà dei cittadini utilizza invece regolarmente il trasporto pubblico locale.
In Italia muoversi grazie al trasporto pubblico non è sempre una scelta legata alla sensibilità dei singoli. Ancora oggi, in troppe aree della Penisola, rinunciare alla macchina significa essere tagliati fuori dai servizi essenziali.
La povertà dei trasporti è l’impossibilità di raggiungere lavoro, sanità, istruzione o servizi essenziali in modo accessibile e dignitoso, in Italia avviene soprattutto al di fuori dai grandi centri urbani, nelle aree interne e periferiche del Paese, la rete del trasporto pubblico soffre di pesanti carenze
Lo studio evidenzia che la quota di popolazione europea che non utilizza i mezzi pubblici a causa della loro totale assenza, della bassa frequenza o di orari inadeguati tocca il picco massimo proprio a Cipro con il 56%, seguito da percentuali significative in Francia (29%) e Germania (21%).
Il risultato è la cosiddetta forced car ownership: l’auto non come scelta, ma come obbligo economico che grava anche sulle fasce sociali più fragili e svantaggiate. La Grecia è il Paese europeo dove questo peso economico è più diffuso (colpisce il 19% della popolazione), seguita a ruota da Spagna e Bulgaria con il 10%.
La ricerca smonta anche l’idea che il problema del trasporto pubblico sia soltanto tariffario. Un aspetto che emerge dal report riguarda i costi: il prezzo del biglietto conta, certo, ma a scoraggiare di più i cittadini è la scarsa qualità del servizio. Tra corse saltate, coincidenze difficili e tempi di viaggio infiniti, muoversi diventa spesso un’impresa. In Paesi come la Slovenia il 9% delle persone rinuncia ai mezzi proprio perché i tempi di percorrenza sono eccessivi, una quota che si attesta all’8% in Belgio e al 7% a Cipro.
C’è poi il nodo della sicurezza e dell’accessibilità fisica, due fattori che pesano molto sulla quotidianità di donne e anziani. In Italia il 5% della popolazione evita autobus e treni perché non si sente al sicuro. Nel nostro Paese questo disagio si manifesta in stazioni isolate, fermate scarsamente illuminate, ascensori spesso fuori servizio e assenza di personale. Anche queste carenze spingono molti cittadini ad affidarsi all’auto privata. A livello europeo, lo studio conferma che le donne rinunciano più spesso ai mezzi pubblici per il timore di molestie o furti, mentre per gli over 65 l’ostacolo principale restano le barriere architettoniche.
Il rapporto mette in luce una sfida enorme per il mondo ambientalista: l’Unione europea sta spingendo sulla decarbonizzazione dei trasporti con il sistema ETS2, che introdurrà una tassa sulle emissioni di carburanti e riscaldamento. Ma dove il trasporto pubblico non funziona, l’aumento della benzina non convince le persone a inquinare meno: si trasforma solo in una spesa obbligata che colpisce chi non ha alternative perraggiungere il luogo di lavoro, studio o svago.
Fonte: Eco Media

