ENEA ha sviluppato una metodologia innovativa che integra banche dati non interoperabili e consente di estrarre informazioni utili a individuare le caratteristiche più rappresentative del patrimonio edilizio italiano nelle sei zone climatiche nazionali. Si tratta dei cosiddetti “Edifici di Riferimento” (Reference Buildings), utilizzabili per diverse tipologie di analisi, tra cui simulazioni energetiche a varie scale territoriali e in funzione della variazione dei principali parametri caratteristici degli edifici.

L’integrazione dei dataset ha permesso di ricostruire le configurazioni edilizie più ricorrenti del patrimonio edilizio italiano. Tra queste, gli edifici a due piani con un’unica unità immobiliare risultano la tipologia più diffusa in tutte le zone climatiche. Tuttavia, emergono differenze territoriali significative: nelle zone più calde (da A a C) gli edifici a un piano con una sola unità abitativa risultano la seconda configurazione più comune, mentre nelle zone più fredde (da D a F) sono più frequenti edifici su più livelli e con più unità abitative, probabilmente a causa di una maggiore densità abitativa. “Queste differenze rendono difficile definire una strategia energetica nazionale unica, evidenziando la necessità di interventi mirati per ciascuna area, soprattutto in un contesto come quello degli edifici italiani dove circa il 65% degli immobili è antecedente all’introduzione delle prime normative energetiche ed è caratterizzato da consumi elevati”, spiega il ricercatore ENEA e coautore dello studio Domenico Palladino.

L’analisi ha inoltre evidenziato la transizione in corso da sistemi di riscaldamento più tradizionali (caldaie standard e a condensazione) verso soluzioni più moderne ed efficienti, come le pompe di calore. Gli edifici costruiti prima del 1980 dipendono prevalentemente dalle caldaie tradizionali, mentre nelle costruzioni più recenti (soprattutto quelle post-2005) si osserva un chiaro passaggio verso tecnologie più efficienti. Le pompe di calore, ad esempio, stanno diventando sempre più diffuse nelle zone climatiche più calde (A e B), a conferma di una tendenza più ampia verso la sostenibilità nel settore residenziale. Anche l’adozione dei sistemi di teleriscaldamento mostra una crescita negli edifici più recenti, soprattutto nella zona climatica F. “Questa differenziazione è fondamentale per calibrare in modo mirato gli interventi di efficienza energetica, perché la configurazione edilizia e le dotazioni impiantistiche incidono direttamente sulla domanda di energia per riscaldamento e raffrescamento. L’integrazione con i dati del SIAPE, il Sistema Informativo sugli Attestati di Prestazione Energetica, potrebbe inoltre consentire di collegare le caratteristiche tipologiche degli edifici alle informazioni sulle prestazioni energetiche, offrendo un quadro informativo ancora più completo e utile per orientare le strategie di riqualificazione”, evidenzia la ricercatrice ENEA e coautrice dello studio Francesca Pagliaro.

“Il valore aggiunto dello studio non risiede nella disponibilità delle singole informazioni, già presenti nei diversi archivi nazionali, ma nella loro correlazione strutturata che consente di definire in modo coerente le caratteristiche più rappresentative dello stock edilizio residenziale italiano”, sottolinea Domenico Palladino.

L’analisi si basa in larga parte sui dati del ‘Censimento della popolazione e delle abitazioni’ dell’ISTAT, rielaborato dai due ricercatori ENEA per ottenere una descrizione geometrica esaustiva dello stock residenziale. A queste informazioni lo studio affianca i dati del Sistema Informativo sugli Attestati di Prestazione Energetica (SIAPE), con oltre 5 milioni di Attestati di Prestazione Energetica (APE) emessi tra la fine del 2015 e la metà del 2024, utilizzati per la caratterizzazione dei sistemi impiantistici ed energetici prevalenti. Lo studio ha completato il profilo dello stock con indicazioni sulla qualità termica del fabbricato (rappresentata, ad esempio, dalla trasmittanza termica dell’involucro). Per questo ulteriore passaggio, è stato utilizzato un report nazionale ENEA, sviluppato nell’ambito della Ricerca di Sistema Elettrico (RdS), insieme a riferimenti tecnici e normativi.

Questo lavoro si inserisce nel quadro delle nuove politiche europee su energia e clima, che richiedono basi informative sempre più robuste sul patrimonio edilizio. Il settore civile è infatti responsabile del 36% della domanda energetica globale e del 37% delle emissioni di CO2 legate all’energia.

Fonte: ENEA