Legambiente e Altreconomia presentano i risultati dell’indagine “Regioni Imbottigliate” sui canoni di concessione per le acque minerali. Secondo tale rapporto nel 2012 i consumi sono d’acqua minerale sono stati pari 192 litri per abitante con un volume d’affari di 2,3 miliardi di euro, gli impatti ambientali sono stati di oltre 6 miliardi di bottiglie di plastica da 1,5 litri pari a circa 350mila tonnellate di PET per un totale di più di 450 mila tonnellate di petrolio utilizzate e oltre 1,2 milioni di tonnellate di CO2 emesse. I canoni di concessione vanno da tariffe minime inferiori a 1€/m^3 (Molise Provincia autonoma di Bolzano, Emilia-Romagna, Sardegna, Basilicata, Campania, Toscana) uguali o superiori ad 1€/m3 (Abruzzo, la Calabria, il Friuli Venezia Giulia, il Piemonte, le Marche, l’Umbria, la Valle d’Aosta, la Provincia autonoma di Trento, la Lombardia e il Veneto) al massimo di superiori a 1 – 2 €/m^3 con tariffe modulate a seconda dell’imbottigliato e dell’emunto (Sicilia, Lazio). In media le aziende imbottigliatrici pagano l’acqua un millesimo di euro per litro imbottigliato, la rivendono ad un prezzo medio di 0,26€ al litro. Legambiente propone di istituire un canone minimo nazionale per le concessioni di acque minerali pari ad almeno 20 euro al m3 (ossia 0,02 euro al litro imbottigliato). Ai tassi attuali di prelievo tale tariffa permetterebbe allo stato di ricavare circa 250 milioni di euro che potrebbero essere destinati alle politiche di tutela e gestione della risorsa idrica.