È stato pubblicato il rapporto The Potential for Energy Citizens in the European Union, redatto dall’istituto di ricerca ambientale CE Delft che si studia il ruolo degli energy citizens nel contesto del settore energetico europeo, contesto che sta cambiando sia nella tipologia di fonti che di produttori. Gli energy citizens sono individui o famiglie che producono energia o gestiscono in maniera flessibile, individuale o collettiva, la propria domanda di energia. Una definizione valida anche per enti pubblici come città e edifici comunali, scuole, ospedali o edifici di proprietà del governo, così come le piccole e medie imprese con meno di 50 dipendenti. Senza l’apporto di questi attori, ancora poco studiati, la transizione verso un sistema 100 per cento rinnovabile non sarà possibile. Il rapporto mira a colmare questa lacuna. Greenpeace, la Federazione Europea per le Energie Rinnovabili (EREF), Friends of the Earth Europe e REScoop.eu hanno commissionato all’istituto di ricerca ambientale CE Delft la redazione di un rapporto scientifico per calcolare il potenziale degli energy citizens in Europa. Il rapporto The Potential for Energy Citizens in the European Union utilizza lo scenario Energy Revolutiondi Greenpeace che elabora un sistema energetico globale al 2050 basato completamente sulle energie rinnovabili. La pubblicazione poggia anche su dati esistenti a livello di Stati membri sul tema degli energy citizens e tiene conto dell’attuale situazione economica e dell’attitudine verso i temi delle energie rinnovabili e dei cambiamenti climatici.
Il rapporto stima quanti sono a oggi gli energy citizens e quanti potrebbero essere nel 2030 e nel 2050, con dati sia a livello comunitario che relativi a ogni singolo Stato membro. Secondo i dati entro il 2050, circa il 50 per cento della popolazione dell’Unione europea potrebbe produrre autonomamente la propria energia: un potenziale di 611 (19% della domanda di elettricità nell’Ue) Twh di elettricità nel 2030 e 1557 Twh (45% della domanda di elettricità nell’Ue) nel 2050. Secondo il rapporto, considerando la popolazione dei singoli Stati, la Svezia sarebbe in proporzione il Paese leader, con il 79 per cento dei cittadini che potrebbe produrre elettricità nel 2050, mentre la Lettonia ha il più alto potenziale in termini di capacità di generazione nelle mani dei cittadini, con la produzione domestica che potrebbe coprire l’83 per cento della domanda di elettricità nel 2050.
Analizzando i risultati relativi al nostro Paese, si prevede che nel 2050 2 italiani su 5 contribuiranno alla produzione di energia. Si potrebbe arrivare così, entro questo anno, a produrre il 34 per cento del totale dell’elettricità grazie alle fonti rinnovabili distribuite. Il 25 per cento degli energy citizens saranno piccole e medie imprese, mentre il contributo più importante arriverà dagli impianti domestici e dalle cooperative, entrambe con un impatto del 37 per cento. Il restante 1 per cento sarà legato agli enti pubblici. Rispetto ai dati sulla potenzialità però il nostro pese va in direzione diametralmente opposta. La riforma della tariffa elettrica ed altri ostacoli all’autoproduzione e all’autoconsumo anziché favorire la crescita del fenomeno degli energy citizens lo bloccano.
Il rapporto studia anche il contributo che i cittadini potrebbero apportare in termini di gestione della domanda con l’uso di batterie, veicoli elettrici e elettrodomestici intelligenti. I risultati dimostrano che 7 europei su 10 potrebbero essere parte attiva nella gestione della domanda energetica. In questo modo i cittadini produttori di energia potrebbero sbloccare 1494 GWh di accumuli di elettricità nel 2030 e 10490 GWh nel 2050. Questi accumuli ridurrebbero in maniera significativa i picchi di sistema e assicurerebbero energia di back-up pulita e economica. Il Report completo in lingua inglese è disponibile al seguente link