Il Direttivo di Rete ONU, la Rete Nazionale Operatori dell’Usato, hanno presentato nei giorni scorsi una serie di istanze con le relative motivazioni.

1 Fiscalità Rete ONU rivendica il principio dell’azzeramento dell’IVA sui beni usati e sui servizi a essi collegati, a fronte di regimi vigenti che sono scarsamente applicati dagli operatori in ragione della loro complessità e inadeguatezza, e come forma di incentivo e agevolazione per un lavoro ambientale che oggi non viene sostenuto in alcun modo. Per il conto terzi, che offre un servizio di intermediazione in grado di reimmettere in circolazione 232.000 tonnellate di beni usati ogni anno, l’esistenza di un codice ATECO dedicato consente di applicare la riduzione senza estenderla a tutte le agenzie d’affari.
2 Tariffe sui rifiuti e Centri di Raccolta Nei territori in cui lavorano, gli operatori del riutilizzo, anziché essere coinvolti attivamente nelle politiche ambientali e nella gestione dei rifiuti, tendono a essere tenuti ai margini del sistema, o addirittura a esserne vessati. Ai negozi dell’usato in conto terzi, nonostante dispongano ormai di uno specifico codice ATECO che li rende ben identificabili, vengono spesso ancora oggi applicate tariffe dei rifiuti uguali a quelle dei supermercati, sebbene il valore delle merci per metro quadro sia più esiguo e non vengano prodotti imballaggi, e senza tenere conto del loro apporto alla prevenzione dei rifiuti; analogamente, ai mercati dell’usato, anziché sostenerli e valorizzarli, vengono imposte tariffe per la pulizia degli spazi che a volte sono proibitive. Imboccare un’altra strada è possibile come già sperimentato in alcuni comuni
3. Riconoscimento e rappresentanza Fino al 2000 l’attività di raccolta e rivendita in strada di materiali di seconda mano era disciplinata dagli artt. 114 e 121 del TULPS, che prevedevano la tenuta di un registro. Con le norme attuative della riforma del commercio (D.Lgs. 114/1998) quelle disposizioni sono state abrogate senza una disciplina sostitutiva, e gli ambulanti del riutilizzo sono rimasti privi di inquadramento formale. Negli anni ’90, inoltre, è andata affermandosi la formula dell’usato conto terzi, che ha gradualmente sostituito le botteghe di rigatteria tradizionali, arrivando oggi a circa 3.000 unità di media-grande superficie; questa fattispecie è rimasta impropriamente classificata tra le agenzie d’affari generiche fino al 2025, quando finalmente è stato istituito uno specifico codice ATECO (il 47.91.10). Nonostante in via di principio le nuove norme tendano a includere gli operatori del riutilizzo come soggetto di filiera da coinvolgere in accordi quadro e concertazioni, Rete ONU ha preso atto di una tendenza a escluderli dai tavoli, favorendo a volte, e in modo arbitrario, solo specifici segmenti.
Rete ONU chiede che gli operatori dell’usato siano riconosciuti come categoria, con propri codici, un proprio albo e un posto per legge ai tavoli di concertazione
4. Tracciabilità accessibile Rete ONU sostiene con convinzione tutte le norme e politiche che incrementano la tracciabilità e trasparenza delle filiere di riutilizzo e di recupero dei rifiuti. Esige però che gli strumenti adottati a tal fine, soprattutto nell’ambito della tracciabilità, non siano esclusivamente progettati basandosi sulle esigenze delle imprese di dimensione più grande. Tali strumenti debbono poter essere agevolmente applicati anche dalle microimprese, e devono favorire l’emersione dei soggetti informali. Se invece diventano barriere d’accesso, un numero maggiore di operatori sarà spinto fuori dalla legalità. Gli operatori del riutilizzo rappresentati da Rete ONU non chiedono di essere esclusi dalla tracciabilità: vogliono esserne protagonisti, con strumenti compatibili con il loro modo di lavorare. Rete ONU chiede un percorso di legalizzazione accompagnato e non vessatorio. Se messe nelle condizioni di partecipare, le microimprese del riutilizzo possono offrire una tracciabilità capillare illuminando parti di filiera finora rimaste in ombra, sia in Italia che nei paesi che importano beni usati dall’Italia.
5. Educazione, formazione e comunicazione Rete ONU chiede che gli operatori dell’usato siano il principale riferimento delle politiche pubbliche di educazione al riutilizzo, analogamente a come i sistemi di raccolta differenziata sono il principale riferimento delle politiche pubbliche per il riciclaggio. Se i cittadini non vengono ricondotti a pratiche autentiche e solide ma solo a iniziative ludiche e simboliche, non si sta promuovendo realmente il riutilizzo.
6. Clausole sociali e soggetti vulnerabili Rete ONU chiede tutele e agevolazioni per chi lavora nel riutilizzo coinvolgendo persone vulnerabili. Si tratta, ad esempio, dei 60-70.000 waste pickers attivi sul territorio nazionale (la loro categoria è definita in sede internazionale da UNEA, UNEP, OCSE ed ILO, oltre che dall’Alleanza Internazionale dei Waste Pickers di cui Rete ONU fa parte); nel caso specifico italiano si tratta di operatori che continuano a lavorare nelle forme più tradizionali, quelle che precedevano l’attuale assetto normativo ambientale, e che aspirano a essere riconosciuti e coinvolti, in base a standard che non ignorino la loro dimensione economica ed operativa (diritto base che normalmente viene riconosciuto agli altri stakeholder ma che a loro è sempre stato negato). Si tratta anche dei soggetti svantaggiati storicamente coinvolti dalle cooperative, che grazie alle attività di riutilizzo riescono a reinserirsi nella società.
7. Raccolta e comunicazione dei dati Rete ONU chiede che siano raccolti e resi disponibili dati pubblici e disaggregati sui beni durevoli. In concreto, l’associazione degli operatori del riutilizzo chiede che nei Rapporti sulla Gestione dei Rifiuti di ISPRA siano incluse sezioni riguardanti: • il settore del riutilizzo e le sue performance, riconoscendo il suo ruolo chiave nella prevenzione dei rifiuti; • i rifiuti di beni durevoli raccolti, trattati, preparati per il riutilizzo e riciclati.
8. Tutela e promozione dei mercati Rete ONU chiede l’applicazione della L. 13/2009, il diritto al libero scambio e regole chiare per le piattaforme online.
• Valorizzazione ecologica dei mercati dell’usato.
• Diritto al libero scambio. Riconoscere le aree di libero scambio per soggetti vulnerabili.
• Marketplace e social network. Una normativa chiara su contraffazione e responsabilità delle piattaforme, che eviti il blocco arbitrario degli annunci di beni usati.
9. Responsabilità estesa del produttore (EPR) Rete ONU chiede che nei regimi EPR la priorità del riutilizzo sia applicata in concreto e che le associazioni degli operatori del riutilizzo partecipino alle concertazioni e agli accordi quadro in quanto operatori di filiera la cui attività è riconosciuta come prioritaria nella gerarchia dei rifiuti.
10. Riforme normative e procedurali Rete ONU chiede una legge di riordino del settore e una revisione generale del tema del riutilizzo e preparazione per il riutilizzo nelle norme vigenti su rifiuti, centri di raccolta ed EPR, incluse le norme relative a frazioni specifiche (RAEE ecc.).
Fonte: Rete ONU

