Il discorso integrale del ministro Galletti alla VII Conferenza sul diritto dell’energia del GSE (Roma 5 maggio 2016)

Riassumiamo a seguito il discorso del ministro Galletti alla VII Conferenza sul diritto dell’energia del GSE (Roma 5 maggio 2016) nel quale il ministro fa il punto delle criticità del settore idrico in Italia e delle azioni che il governo sta mettendo in atto per risolverle. Il discorso è stato pubblicato nella versione integrale nel sito web dell’omonimo ministero. La gestione socialmente virtuosa ed efficiente dell’acqua rappresenta un elemento qualificante per un Paese come il nostro, che non solo punta sulla tutela ambientale e la valorizzazione della biodiversita’, ma che ha deciso di cambiare il suo modello di sviluppo, scegliendo la strada vincente per il futuro, quella sostenibilità ambientale, ma anche sociale ed economica. Secondo Galletti ogni persona che rappresenti le istituzioni ha il dovere morale di assicurare che l’acqua, come risorsa di vita e bene comune, arrivi nelle case di tutti gli italiani, sia resa disponibile all’agricoltura, generi energia pulita, non venga sprecata per alcun motivo. Il settore delle risorse idriche nel nostro presenta ancora molteplici aspetti di criticità tra cui la frammentazione gestionale (il 25% dei Comuni gestiti in economia, un 15% ancora diverse e solo il 60% presenta gestione coerenti con la normativa vigente, e cioè ovvero concessioni a terzi, società miste e gestioni in house) Nel nostro paese no esiste nemmeno una corretta ed esaustiva pianificazione d’ambito propedeutica ad un corretto a affidamento del servizio. Anche la depurazione e lo stato della rete fognaria presentano un gap del 20-25% con punte in alcune aree del paese che si attestano attorno al 50%. La fornitura acquedottistica per quanto copra il 95% del territorio ha perdite consistenti con un valore medio di dispersione del 32% e punte in molte aree del paese, non solo al sud, dell’ordine del 40-45%. L’Italia ha sulle spalle due sentenze della Corte di Giustizia Europea del 2012 e del 2014 per violazione della Direttiva sulle acque reflue che riguardavano rispettivamente 81 agglomerati superiori a 15.000 abitanti e 34 superiori a 10.000 che scaricano in aree sensibili. Vi è inoltre un parere motivato riferito ad 814 agglomerati superiori a 2000 abitanti distribuiti in tutte le regioni ad eccezione del Molise. Rispetto alla prima sentenza, siamo ad oggi sempre a 75 agglomerati non conformi, 56 dei quali sono in Calabria, Sicilia e Campania. Il Governo sta cercando di risolvere la situazione attraverso i commissari straordinari: oggi vi sono 5 commissari per 73 interventi per un importo di 806 milioni di euro. Particolare rilievo viene dato dal ministro nel suo discorso al tema della tariffa sociale e delle misure per sostenere le famiglie con disagio economico non in grado di pagare il servizio idrico. In materia tariffaria il Ministero ha predisposto il decreto attuativo del Collegato Ambientale sulla tariffa sociale, finalizzato a sostenere le utenze domestiche residenti disagiate attraverso strumenti tariffari idonei che diano accessibilità al quantitativo minimo di acqua e, al contempo, garantiscano il rispetto del principio del “chi inquina paga” e del principio della “copertura dei costi” ai sensi della normativa Comunitaria. Tenendo conto di ciò, il decreto definisce il quantitativo minimo vitale necessario al soddisfacimento dei bisogni essenziali in 50 litri per abitante al giorno, ovvero in un valore di 10 litri superiore a quello ottimale per garantire una vita umana dignitosa, indicato dall’OMS. Il Ministero ha inoltre predisposto un decreto sul contenimento della morosità che nel nostro paese è un fattore di grave criticità della gestione, in quanto pregiudica l’equilibrio economico finanziario della stessa mettendo a rischio la qualità e l’erogazione del servizio. Il decreto stabilisce i criteri per definire le utenze a cui non si sospendere l’erogazione per morosità, cioè quelle domestiche residenti in condizioni di documentato stato di disagio economico sociale e quelle relative alle attività di servizio pubblico essenziale. Sonostate tuttavia previste misure di tutela per le utenze domestiche residenti morose, diverse da quelle che presentano uno stato di disagio economico sociale, le quali possono essere staccate soltanto successivamente al mancato pagamento di fatture che complessivamente siano superiori ad un importo pari al corrispettivo annuo dovuto relativo al volume di acqua consumata ricadente nello scaglione di consumo a tariffa agevolata come determinata dall’AEEGSI.

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