Pubblicato il rapporto COMUNITÀ RINNOVABILI di Legambiente

Il nuovo report Comunità rinnovabili di Legambiente analizza lo scenario della generazione distribuita nel territorio italiano e lo sviluppo dei nuovi modelli energetici in attesa del completo recepimento della Direttiva europea, e avanza le proposte dell’associazione per raggiungere gli obiettivi climatici nei tempi previsti dal PNIEC che, va ricordato, deve essere aggiornato sulla base dei nuovi obiettivi di riduzione delle emissioni al 2030 che alza l’asticella al 55%.
Al centro del report ci sono le comunità energetiche e le configurazioni di autoconsumo collettivo, un’opportunità arrivata con la sperimentazione consentita con la Legge Milleproroghe approvata a marzo 2020, e su cui il Paese sta dimostrando una grande attenzione insieme al bisogno e alla voglia di un maggior protagonismo dal basso, come dimostrano le oltre 30 storie censite da Legambiente. Le comunità energetiche, secondo uno studio Elemens-Legambiente, potranno contribuire con circa 17 GW di nuova potenza da rinnovabili al 2030, pari a circa il 30% dell’obiettivo climatico al 2030 del PNIEC, ancora da aggiornare. La restante parte dovrà essere coperta attraverso lo sviluppo di impianti eolici, a bioenergie, geotermici, idroelettrici diffusi nei territori e ben realizzati.

30 le esperienze censite da Legambiente e in grado di soddisfare i fabbisogni energetici di realtà con caratteristiche e necessità anche molto diverse tra loro. Due le comunità energetiche realizzate, a Napoli e Magliano Alpi, alle quali si aggiunge l’esperienza di autoconsumo collettivo di Pinerolo. La prima realizzata nel quartiere periferico di San Giovanni a Teduccio con un investimento di circa 100mila euro, finanziato da Fondazione con il Sud, e che grazie al ruolo fondamentale della Fondazione Famiglia di Maria ha coinvolto 40 famiglie con disagi sociali che potranno godere dei benefici di questo nuovo sistema energetico. 16 le comunità energetiche in progetto, 7 quelle ancora nelle primissime fasi preliminari che vedono coinvolti Comuni, imprese e cittadini. E poi esperienze innovative di produzione e autoconsumo dell’energia che non rientrano dal punto di vista normativo in queste nuove configurazioni, come quella del porto di Savona dove è stata creato un sistema semplice di consumo e produzione a servizio delle utenze portuali, oggi alimentate da 121 kW di pannelli solari fotovoltaici destinati ad aumentare fino a 4 MW, e in grado di soddisfare, una volta a regime, il 95% del fabbisogno annuale di energia del porto di Savona o il 45% di tale fabbisogno più i consumi di una grande nave passeggeri 10 volte al mese. Ma anche 15 esperienze di autoconsumo, elettrico e termico, legate ad aziende agricole, edifici e interi territori.

Un movimento tutt’altro che lento, a dispetto delle installazioni dei grandi impianti, che ancora una volta stentano a decollare: appena sopra al GW di potenza complessiva installata nel 2020, 112 MW in più del 2019. Una lentezza dettata non solo dalla pandemia che ha segnato il 2020, ma soprattutto dalla mancanza di politiche serie e concrete in tema di iter autorizzativi, di regole trasparenti in grado di dare certezza ai territori e alle imprese, che devono essere approvate tra le riforme urgenti per fare decollare il PNRR.

Le Comunità energetiche rappresentano, non solo uno strumento ideale per contribuire in modo concreto alla lotta contro la crisi climatica, ma anche uno strumento fondamentale contro la povertà energetica che oggi riguarda oltre 2 milioni di famiglie della Penisola. Inoltre rispetto ai bonus energetici previsti dal Governo, energia elettrica, gas e acqua, portano un ruolo attivo, comunitario e consapevole di chiunque entri a far parte della Comunità energetica, accelerando così anche quella necessaria campagna di informazione e formazione sui temi centrali come questi. Il raggiungimento degli obiettivi climatici ed energetici, però, non passa solo dalle comunità energetiche. Queste dovranno essere accompagnate da politiche di spinta di impianti da fonti rinnovabili più grandi, di dimensioni variabili in grado non solo di contribuire al bilancio energetico del nostro Paese fino al raggiungimento dell’obiettivo emissioni zero nette, ma anche, associate a sistemi di accumulo, di garantire flessibilità e sicurezza alla rete, e insieme all’idrogeno verde di decarbonizzare i settori più energivori e difficili come il settore chimico, petrolchimico, cartiere e una parte dei trasporti a lunga gittata.
I numeri e le storie raccontate nel rapporto Comunità energetiche sono disponibili sulla mappa pubblicata sul sito comunirinnovabili.it dove sono raccolte oltre 300 esperienze di innovazione energetica. Da quest’anno, la mappa delle buone pratiche è accompagnata anche dall’applicazione web dedicata alle comunità energetiche, sviluppata da gisAction.

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