É stato presentato, l’11 luglio scorso a Roma, l’ultimo Rapporto Ecomafia di Legambiente, nel 2023, secondo i dati che l’associazione ha raccolto dalle Forze dell’ordine, i reati ambientali contestati sono saliti a quota 35.487 (+15,6% rispetto al 2022), con una media di 4 ogni ora, un giro d’affari che sfiora i 9 miliardi di euro e una concentrazione preponderante nel Mezzogiorno: in quattro regioni (Campania, Sicilia, Puglia e Calabria), connotate da una radicata presenza della criminalità organizzata, si concentra il 43,5% degli illeciti.

Dati nel complesso preoccupanti: nel 2023 in Italia aumenta anche il numero delle persone denunciate (34.481, +30,6%), così come quello degli arresti (319, +43% rispetto al 2022) e quello dei sequestri (7.152, +19%).

Inoltre:

  • Tra gli illeciti, nella Penisola continua a salire la pressione del ciclo illegale del cemento (13.008 reati, +6,5%), che si conferma sempre al primo posto tra i reati ambientali;
  • l’impennano gli illeciti penali nel ciclo dei rifiuti, 9.309, + 66,1%, che salgono al secondo posto;
  • al terzo posto, con 6.581 reati, la filiera degli illeciti contro gli animali (dal bracconaggio alla pesca illegale, dai traffici di specie protette a quelli di animali da affezione fino agli allevamenti);
  • seguita dagli incendi dolosi, colposi e generici con 3.691 illeciti;
  • crescono anche i numeri dell’aggressione al patrimonio culturale (642 i furti alle opere d’arte, +58,9% rispetto al 2022) e degli illeciti nelle filiere agroalimentari (45.067 illeciti amministrativi, + 9,1% rispetto al 2022), a cominciare dal caporalato.

Nelle proposte contenute nel Rapporto Ecomafia, c’è il rafforzamento dell’organico delle agenzie ambientali e il completamento del percorso di attuazione della legge 132 del 2016 istitutiva del Snpa, percorso nell’ambito del quale si inserisce l’attesa approvazione del cosiddetto Regolamento Ispettori che porterebbe a una crescita dell’organico delle Arpa con qualifica di polizia giudiziaria.

La sintesi del Rapporto è disponibile al seguente link

Fonte: Legambiente