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Rifiuti
01/01/2026

Eco tassa, tariffa e ruolo degli strumenti economici per la prevenzione dei rifiuti.

Gli strumenti economici come volano per lo sviluppo di politiche di prevenzione dei rifiuti. Un tema ineludibile e le occasioni per affrontarlo al più presto.

Nella cassetta degli attrezzi che il gestore pubblico dei rifiuti ha per pianificare e gestire azioni di prevenzione gli strumenti sono di tre tipi.

Quelli normativi  ne creano le condizioni, generali (si pensi ad esempio al Programma Nazione di Prevenzione), settoriali (dal Programma di prevenzione Conai al PAN GPP) o locali (dai regolamenti ai Programmi di prevenzione Comunali e di ambito);

Le intese di carattere volontario (accordi di programma, protocolli di intesa, ecc.) portano a iniziative condivise con gli operatori economici (pubblici e privati), regolandone i contorni e definendo i reciproci vantaggi – economici e comunicativi;

Ma sono quelli economici che, influendo direttamente sulle convenienze economiche degli attori, hanno le maggiori possibilità di condizionarne positivamente le azioni.

Ora è opportuno richiamare alcuni punti sui quali dovrebbe soffermarsi l’azione di riforma che il Ministro Orlando ha annunciato di voler intraprendere  per rendere al gestione dei rifiuti sempre più ispirata alla loro riduzione e prevenzione. 

Prendo spunto del dossier “Ridurre e riciclare prima di tutto”, prodotto da Legambiente  (http://www.legambiente.it/sites/default/files/docs/riduure_riciclare_primaditutto_dossier2013.pdf),

Lo studio  richiama  l’attenzione sul fatto che in Italia ancora il 59 % dei rifiuti finisce nelle 186 discariche presenti nel 2012 nel nostro paese, spesso non pretrattati[1], e che solo 8 Regioni avevano raggiunto l’obiettivo di  legge di conferirvi al 2011 non più di 115 kg/ab/a di Rifiuti Urbani Biordegradabili.

Eppure, si sostiene, lo strumento per invertire questa tendenza c’è, ed è costituito dal tributo ambientale varata con legge  549/95 (la finanziaria 1996). la cosiddetta eco tassa.

Più avanti lo stesso studio ricorda anche i due dati gestionali che caratterizzano i Comuni cosiddetti “rifiuti free”, che hanno cioè ridotto la quota di rifiuto residuo al di sotto dei 70 kg/ab/a:  la raccolta domiciliare e l’applicazione della tariffa puntuale.

Siamo nel campo di quegli strumenti economici, fiscali e di regolamentazione che il Programma Nazionale di prevenzione dei rifiuti (PNPR approvato ad ottobre) considera  essenziale attivare come “Misure generali” funzionali alla sua attuazione, laddove afferma che “Gli strumenti economici consentono di ottenere ampi risultati in termini di prevenzione della produzione di rifiuti in quanto azioni che fanno leva sull’interesse individuale dei soggetti privati”.

Accanto all’”applicazione del principio della responsabilità estesa del produttore ad altri flussi di rifiuti rispetto a quelli attualmente previsti e l’ampliamento della responsabilità anche alla prevenzione della formazione del rifiuto” e all’ “introduzione di sistemi fiscali o di finanziamento premiali per processi produttivi ambientalmente più efficienti e a minor produzione di rifiuto” (quindi di due misure che coinvolgono soggetti privati) il Programma punta proprio su questi  due strumenti, che stanno nella mani del decisore pubblico: “l’implementazione, laddove i bacini di utenza e i sistemi di raccolta ne consentano una razionale applicazione, dei meccanismi di tariffazione puntuale per il conferimento dei rifiuti urbani (in funzione dei volumi o delle quantità conferite)” e “una revisione dei meccanismi di tassazione dei conferimenti in discarica e aumento della quota del tributo che le Regioni devono destinare alla promozione di misure di prevenzione dei rifiuti”.

Questi indirizzi devono però trovare attuazione. Tra l’altro nel PNPR si parla dell’istituzione, presso il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, di  una “task force” che lavora alla definizione dei prossimi strumenti economici con cui dovrà essere organizzata la gestione dei rifiuti urbani.

Il MATT dovrebbe allora lavorare su due piani:

  • definire una normativa tecnica di indirizzo per l’applicazione dell’eco tassa (con la riforma della Legge 549/95) per rendere il contributo di 25 €/tonn un contributo minimo e modularlo in funzione non solo della capacità di raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata[2], ma anche della capacità di riduzione del rifiuti prodotti a livello comunale e di ambito ottimale – assumendo (come fatto dal PNPR), la produzione 2010 come base di partenza, e valutando l’evoluzione in termini relativi;
  • consentire l’applicazione di tariffe puntuali, che i Comuni possano scegliere in sostituzione della tassa ispirate al principio comunitario “chi inquina paga”, con una  revisione della legislazione sul prelievo per il pagamento dei rifiuti.  Questo significa intervenire sulla normativa primaria (la TARI nell’Imposta Unica Comunale) e su quella secondaria (riforma del Regolamento, con la revisione del DPR 158/99).

Inoltre il MATT potrebbe varare, con un collegamento tra le disposizioni di legge sopra ricordate,  una sorta di normativa unica di “ecofiscalità sui rifiuti” tesa a proporre elementi di penalizzazione dei comportamenti dissipativi e di incentivazione di quelli virtuosi .

Con questa provvedimento gli elementi di differenziazione fiscale (chi produce meno rifiuti e li avvia meglio in raccolta differenziata paga di meno, ma a scapito di chi ha comportamenti opposti, restando costante il monte entrate tariffarie) e anche i necessari inasprimenti (ad es. l’aumento dell’eco tassa per alzare i costi delle smaltimento e rendere economicamente vantaggioso investire sulla riduzione e sulla efficienza delle raccolte differenziate) rientrerebbero in una logica di restituzione ai cittadini e alle utenza di prodotti e servizi ambientalmente vantaggiosi.

Qui sta la possibilità di utilizzare le entrate per progetti e spese sostenibili:  dai concorsi a premi per lo sviluppo dei progetti di prevenzione, riduzione e avvio al riciclaggio dei rifiuti allo sviluppo del GPP dei prodotti di riuso e riciclo.

 

 



[1]    Il che ci espone a procedura di infrazione per non aver applicato la procedure previste dalle normative comunitarie e nazionali di recepimento sulla discariche.

[2]    Dei quali è essenziale, perché questa manovra sia efficace, ristabilire i paletti temporali, eliminando gli inopinati spostamenti in avanti previsti dall’allegato ambientale alla finanziaria.

 

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