Nelle acque reflue vengono rilasciati in gran quantità una serie di nuovi microinquinanti, come i geni di resistenza agli antibiotici, che gli impianti di depurazione non riescono a rimuovere in quanto non dispongono di alcun trattamento specifico. L’Istituto per lo studio degli ecosistemi del Consiglio nazionale delle ricerche (Ise-Cnr) di Verbania Pallanza ha intrapreso una ricerca al fine di sviluppare sistemi di trattamento efficienti, coordinata dal Gruppo di ecologia microbica (Meg) dell’Ise-Cnr in collaborazione con Università di Mons (Belgio) e Acqua Novara.Vco. I risultati sono pubblicati sulla rivista Water Research. La ricerca dimostra come all’interno di impianti di depurazione anche molto diversi ci sia una presenza concomitante di geni di resistenza ai metalli pesanti e ad antibiotici di uso comune in medicina umana e veterinaria. Lo studio ha posto l’accento sulla potenziale selezione indiretta dei cosiddetti determinanti di antibiotico-resistenza (geni e batteri resistenti) a seguito di un forte stress del popolamento batterico all’interno degli impianti, durante i differenti trattamenti (meccanico, biologico, chimico e microbiologico) nei quali è possibile che si verifichi la concentrazione di metalli pesanti e lo sviluppo delle resistenze relative. Questo risultato è il punto di partenza per la progettazione di sistemi validi per il trattamento dei diversi microinquinanti al fine di aumentare l’efficienza della loro rimozione.