Ecodom ha presentato il 18 febbraio 2016 a Milano lo studio RAEE: il punto di vista degli attori protagonisti, che Ecodom ha commissionato alla società di ricerche IPSOS. La ricerca è la prima effettuata su larga scala rivolta ai Produttori di RAEE con l’obiettivo di conoscerne il punto di vista sia sul funzionamento dell’attuale Sistema formale dei RAEE sia sulle novità introdotte dal Decreto Legislativo 49/2014, che ha recepito la Direttiva comunitaria del 2012 sul trattamento di questi rifiuti. L’indagine si è articolata in due fasi: la prima, qualitativa, ha messo a fuoco, attraverso 8 approfonditi colloqui one to one con i Produttori aderenti ai principali Sistemi Collettivi italiani, i più importanti temi della ricerca; la seconda, quantitativa, ha coinvolto 600 imprese produttrici di AEE, pari a circa l’8% (un campione quindi particolarmente vasto e rappresentativo) delle aziende iscritte al Registro AEE. In questo modo, spiega il presidente Tursini. Dall’indagine è emerso che:

  • nell’87% delle aziende intervistate esiste una figura o un ufficio preposto alla gestione dei RAEE, anche se ancora poco diffusa risulta la figura dell’Environmental Manager (3% dei casi);
  • Poco diffusa è però ancora la conoscenza del Sistema RAEE italiano: il 28% del campione si è dichiarato disinformato sul tema;
  • in generale i Produttori giudicano in maniera sostanzialmente favorevole i cambiamenti avvenuti negli ultimi cinque anni in tema di RAEE domestici, l’insoddisfazione aumenta al diminuire della conoscenza dei del sistema;
  • quelli che pensano “positivo” spiegano l’evoluzione favorevole del sistema con i seguenti fattori: la maggiore sensibilità ambientale dei Produttori verso la corretta gestione dei RAEE;
  • le maggiori criticità riscontrate sono date dalla “complessità” del sistema con 2 due temi principali: la mancata consapevolezza da parte dei consumatori di pagare un eco-contributo, al momento dell’acquisto di una nuova apparecchiatura, per finanziare la gestione dei RAEE e le insufficienti garanzie di qualità ambientale da parte di alcuni operatori che si occupano del trattamento;
  • Nel complesso i Produttori di AEE danno al sistema di gestione dei RAEE domestici in Italia una valutazione di sufficienza: 6,1 è il voto medio; anche se, nel confronto con gli altri Paesi UE, quasi la metà (42%) giudica l’Italia “in ritardo”, il 24% la pone sullo stesso livello e solo il 4% la ritiene più avanti,

Un capitolo dell’indagine Ecodom-IPSOS è dedicato al flusso di RAEE non intercettato dai Sistemi collettivi e del quale, quindi, non si ha certezza che sia sottoposto a un trattamento ambientalmente corretto. Anche in questo caso il primo dato che colpisce è l’insufficiente conoscenza del fenomeno. La causa principali del fenomeno, secondo i produttori, sono nell’ordine:

  • gli utilizzatori finali, ignari dei rischi dello scorretto smaltimento (52%);
  • Enti locali e distributori, responsabili di cedere i RAEE raccolti al miglior offerente senza valutarne l’effettiva capacità di gestirli in modo corretto (26%);
  • le Amministrazioni pubbliche, responsabili di rilasciare in modo superficiale le autorizzazioni al trattamento dei RAEE (22%).

Un altro quesito riguardava i contenuti del D.Lgs. 49/2014: la mancanza di informazione è particolarmente diffusa, solo 1 intervistato su 4 (il 27% del campione) dichiara di conoscere abbastanza o molto bene il testo del Decreto e solo il 12% ha partecipato a convegni, workshop o attività informative sui suoi contenuti.

Dall’indagine è emerso, infine, che tutti i Produttori di elettrodomestici, nella scelta del Sistema Collettivo a cui aderire, reputano imprescindibili alcuni elementi:

  • la specializzazione e competenza professionale di chi ci lavora (62%); le garanzie fornite rispetto al corretto trattamento dei RAEE (58%); la trasparenza nella politica dei prezzi (50%);
  • la coerenza dell’operato con la propria mission (44%);
  • I fattori più importanti dal punto di vista economico sono invece la quota associativa (ritenuta l’elemento di costo più importante dal 28,4% del campione) e l’entità dell’eco-contributo (24,6%).