Lo studio “EMAS nel settore delle costruzioni: buone pratiche e circolarità” a cura di ISPRA analizza i dati riportati nelle Dichiarazioni ambientali di un campione di organizzazioni italiane operanti nel settore delle costruzioni registrate EMAS, con riferimento al periodo 2020-2023, concentrando l’analisi sugli indicatori chiave adottati. Lo studio individua specifiche aree di miglioramento e propone buone pratiche di gestione ambientale per i cantieri, con l’obiettivo di favorire una comunicazione più efficace delle prestazioni ambientali, utili a sostenere la transizione del settore delle costruzioni verso una maggiore sostenibilità e circolarità.

In particolare, sono stati individuati i seguenti indicatori:

• consumi idrici;

• consumi energetici;

• uso di energia rinnovabile;

• produzione di rifiuti;

• recupero di rifiuti;

• riuso di materiali;

• uso di materiali ecocompatibili

Il settore delle costruzioni contribuisce in misura rilevante al consumo di risorse naturali e all’inquinamento ambientale. Le attività edilizie determinano infatti significativi impatti quali consumi energetici e idrici, produzione di rifiuti ed emissioni inquinanti. Per tale ragione, la Commissione europea ha inserito l’edilizia tra i settori per i quali si è ritenuto opportuno elaborare documenti di riferimento settoriali, previsti dall’art. 46 del Regolamento (CE) 1221/2009 (EMAS). Tali documenti mirano a ridurre gli impatti ambientali, garantire un’applicazione armonizzata del Regolamento EMAS a livello europeo, facilitare il confronto fra organizzazioni attraverso indicatori comuni e promuovere sinergie con politiche e strumenti di sostenibilità. Il lavoro è stato affidato al Joint Research Centre (JRC), il servizio scientifico interno della Commissione, previa consultazione degli Stati Membri e degli stakeholder di settore.

A livello nazionale, negli ultimi anni si è registrata una crescente attenzione da parte del legislatore verso un maggiore controllo e una regolamentazione più stringente del settore delle costruzioni, con interventi in ambito urbanistico, etico, ambientale e di sicurezza sul lavoro. L’edilizia è stata infatti coinvolta in modo significativo nella Strategia nazionale per l’Economia Circolare (SEC) e nella definizione dei Criteri Ambientali Minimi (CAM) per gli acquisti verdi della Pubblica Amministrazione, nonché nella definizione di criteri per la cessazione della qualifica dei rifiuti (EoW). I CAM, emanati con decreto dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, promuovono modelli di produzione e consumo più sostenibili e circolari all’interno della Pubblica Amministrazione.

Il Codice degli Appalti (D.Lgs. 31 marzo 2023, n. 36) prevede all’art. 57, comma 2, l’obbligo di applicare integralmente le specifiche tecniche e le clausole contrattuali contenute nei CAM, e di tenerne conto anche nella definizione dei criteri di aggiudicazione delle gare. Tale obbligo rende la politica nazionale sugli appalti pubblici verdi più incisiva, sia nella riduzione degli impatti ambientali, sia nella crescita dell’occupazione in filiere sostenibili, favorendo inoltre l’innovazione tecnologica e la diffusione di prodotti a minore impatto ambientale. In questo quadro, sono stati adottati:

• i CAM per l’affidamento del servizio di progettazione ed esecuzione di interventi edilizi ((Decreto MASE 24 novembre 2025));

• i CAM per l’affidamento del servizio di progettazione ed esecuzione dei lavori di costruzione, manutenzione e adeguamento delle infrastrutture stradali (D.M. 5 agosto 2024). Best environmental management practice for the building and construction sector (2012, JRC). Il Codice degli Appalti, inoltre, riconosce criteri di premialità per le organizzazioni in possesso di certificazioni ambientali, in particolare la registrazione EMAS, orientando così la Pubblica Amministrazione verso scelte più sostenibili.

Fonte: ISPRA