Blockchain: la risoluzione del riutilizzo? – a cura di Leotron

COME LA BLOCKCHAIN PUÒ FACILITARE SISTEMI DI RESPONSABILITÀ ESTESA E MASSIMIZZARE IL VALORE DELL’ECONOMIA CIRCOLARE DEI VESTITI USATI

Le nuove tecnologie potrebbero offrire agli schemi di Responsabilità Estesa del Produttore livelli di efficacia e funzionalità che fino a pochi anni fa erano impensabili. Alice Kaimann, specialista di economia circolare e nuove tecnologie, ha scritto per Leotron un articolo che presenta i vantaggi di una possibile applicazione del blockchain alle filiere del recupero degli indumenti.

blockchain

Come ormai evidente, il sistema moda nasconde una realtà ben diversa dall’idillio che viene pubblicizzato e solo negli ultimi anni sono apparsi investimenti sostenibili che tentano un cambio di rotta.

Dal 1996 al 2012, il prezzo del vestiario è aumentato solo del 3% contro una crescita generale di prezzi al consumo del 60%, dimostrando una caduta relativa del 36% rispetto al medio paniere europeo dei consumi. Questo trend si è tradotto, in Europa così come nel resto del mondo, in una crescita spropositata di acquisti non ragionati, oltre che un graduale abbassamento della qualità dei vestiti e del loro tasso di utilizzo, portando a volumi sempre più ingenti di rifiuti tessili. Ecco che quindi le filiere del recupero possono diventare la chiave per rivoluzionare un sistema di economia lineare sempre più vicino al collasso. Ma come creare ordine fra bisogno di capitali per un’infrastruttura su scala maggiore, mancanza di tracciabilità dei prodotti, blend di fibre diverse, coloranti e finishing aggressivi, degradamento di abiti sempre meno durevoli? Seguendo la gerarchia di gestione dei rifiuti definita dalla commissione europea, l’obiettivo sarà gestire ogni risorsa nel modo più sostenibile per ogni suo stage di vita, prioritizzando prevenzione degli scarti, riutilizzo, riciclo, recupero energetico e solo infine smaltimento. Specificamente il riutilizzo se gestito responsabilmente ha un elevato potenziale relativo nell’abbassamento dell’impronta ambientale. Se il numero di volte in cui un indumento viene indossato fosse in media raddoppiato, le emissioni di gas serra sarebbero inferiori del 44%. Nel buio di catene del valore dei rifiuti tessili a tratti enigmatiche e poco trasparenti una luce può allora derivare dalle sinergie riscontrabili fra modelli di responsabilità estesa e tecnologie rivoluzionarie come blockchain, internet of things, sorting con vicino-infrarosso e riciclo sia chimico che meccanico.

Dati gli enormi investimenti necessari nell’infrastruttura circolare e la complessità delle azioni popolari collettive legate ad esternalità negative difficilmente indirizzabili a ritroso ai produttori, non bastano gli stimoli del mercato e i movimenti bottom-up, ma servirà piuttosto un’incentivazione top-down, che consideri tutte le diverse relazioni e prodotti in gioco. Nel rispetto del Polluter Pays Principle (PPP), la responsabilità sulla corretta gestione del fine ciclo di vita dovrebbe essere condivisa lungo l’intera filiera, coinvolgendo ogni partecipante agli impatti ambientali causati, ed è a partire da questo presupposto che la normativa europea prevede l’implementazione di schemi di Extended Producer Responsibility (EPR). L’EPR è definita come “politica ambientale in cui la responsabilità di un produttore per un prodotto è estesa alla fase post-consumo del ciclo di vita di un prodotto” e trova la migliore efficacia nell’industria tessile attraverso il formato di Product Stewardship, dove l’enfasi viene posta sul prodotto in tutte le sue fasi anziché sul singolo produttore all’inizio della catena. Bisogna infatti considerare che l’entità del problema si rispecchia sia in fase di produzione che di consumo ed ha rilevanza assoluta promuovere un cambiamento che sia diffuso lungo l’intera filiera. Ad esempio, facendo una media globale, McKinsey stima che il lavaggio e l’asciugatura di 1 chilogrammo di indumenti durante il suo intero ciclo di vita, utilizzando metodi tipici, crei 11 chilogrammi di gas serra: un impatto che le aziende potrebbero ridurre modificando i tessuti e i modelli di abbigliamento. Concretamente, l’approccio Product Stewardship mira quindi a distribuire i costi dell’infrastruttura di collettori, smistatori e riciclatori, attraverso tasse pagate lungo la catena del valore ed incentivi a favore delle iniziative di singole aziende che siano pienamente circolari e sostenibili. In quest’ottica, i decisori politici dovrebbero porre particolare attenzione alla persistenza dei seguenti possibili fallimenti sistemici:

  • Responsabilità imprecise e dialogo formale insufficiente tra le parti interessate
  • Tariffe dei produttori che non riflettano i veri costi di gestione (problemi di copertura)
  • Concorrenza sleale
  • Trasparenza insufficiente (e quindi necessità di sorveglianza).

La tecnologia blockchain potrebbe contribuire a risolvere questi problemi non solo aumentando il livello di implementabilità dei modelli di business circolari, ma anche fornendo fiducia e sicurezza alla catena di fornitura, attraverso tracciabilità, end-to-end engagement, facilitati processi di certificazione e signalling di flussi inquinanti. La blockchain è infatti definita come “un registro digitale incorruttibile di transazioni economiche che può essere programmato per registrare non solo transazioni finanziarie ma praticamente qualsiasi dato di valore“. In particolare il digital layer basato su principi di crittografia asimmetrica combinata con l’automazione delle transazioni, ha il potenziale di rendere le catene del valore molto più snelle, dinamiche ed efficienti. Questa tecnologia abbinata poi con l’espansione dell’Internet of Things in forma di filati RFID e marcatori genetici delle fibre tessili renderà a breve possibile la reale tracciabilità di flussi di produzione, consumo e recupero, permettendo così di sfruttare le informazioni salvate nei blocchi per definire origine, durata di vita, tipo di fibre, trattamenti. Solo così si potrà creare valore circolare, sensibilizzare i consumatori e massimizzare il circularity potential di ogni risorsa in ogni suo stage di vita. Questo substrato tecnologico supporterebbe l’efficacia di un sistema di tassazione di responsabilità estesa attraverso l’implementazione dei seguenti benefici:

  • Monitoraggio dei costi reali
  • Differenziazione delle tasse per tipologia di prodotti e stage di filiera, per dare maggiore responsabilità ai brand di moda che causano più impatti negativi e che potrebbero invece avere potenzialmente più influenza positiva sia a monte che a valle grazie al loro potere negoziale
  • Crescita di fiducia, collaborazione intra-filiera ed integrazione
  • Connessione di aziende solitamente separate nei mercati secondari
  • Controllo decentralizzato e minimizzazione dei problemi di free riding
  • Facilitata gestione dei flussi transfrontalieri
  • Facilitate scelte di eco-design da parte dei brand di moda
  • Facilitata valutazione dei criteri di gestione della risorsa ad ogni fine vita
  • Prestazioni di sostenibilità sociale più elevate attraverso l’integrazione di filiera e un maggiore controllo sia sulle aziende che sui prodotti

Bilanciando quindi sinergicamente tipo di regolamentazione legislativa, tecnologie disponibili e fattori di adattabilità al contesto di business, diviene così possibile adottare soluzioni ed espedienti per lo smantellamento dei modelli tradizionali di concorrenza, produzione e consumo, rafforzando economicamente le aziende autenticamente sostenibili lungo l’intera catena del valore e rendendo invece i produttori inquinanti meno competitivi attraverso tasse più elevate.

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